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Il «Boccanegra» il 4 maggio al Festival «Verdi» al Regio

 

Genova di Simone

Sia la Dessì che Armiliato sono liguri

 

«Genova per noi», diceva la bellissima canzone, ormai di tanti anni fa, di Paolo Conte: e parlare di Simon Boccanegra con Daniela Dessì e Fabio Armiliato, che nell'opera che tra pochissimi giorni (il prossimo 4 maggio) aprirà il cartellone lirico del «Festival Verdi» interpretano i ruoli di Maria e di Gabrile Adorno, è come parlare di Genova, lo sfondo, così pulsante e pittorescamente bellicoso, nel quale la vicenda si svolge.

«Siamo entrambi genovesi – il loro è un 'insieme' di cui anche il maestro Bartoletti sarebbe contento – e per noi cantare quest'opera ambientata a Genova, e che Verdi ha dedicato a questa città che ha molto amato e nella quale ha passato tanti inverni della sua vita, ha un significato tutto particolare».

Daniela Dessì e Fabio Armiliato non hanno certo bisogno di presentazioni per il pubblico della nostra città, e non solo: al Regio hanno cantato tante volte, ma questa è la prima volta insieme. E la tentazione di cominciare il discorso con «Voi siete una coppia nella vita e siete a Parma a cantare due personaggi che sono una coppia», è molto forte, ma la sviamo subito ripercorrendo brevissimamente il loro passato parmigiano.

Don Giovanni, Don Carlo, Falstaff, Messa da requiem, il grande concerto del centenario verdiano, sono le tappe principali del cammino parmigiano di Daniela Dessì, Un ballo in maschera nell'89 recentemente edito in dvd, e La bohème del '95 con la Freni per Armiliato: ma entrambi, più che il passato, preferiscono il presente, questo Simone del quale parlano con straripante entusiasmo, e il futuro, facendoci «sgolosare» con un'anticipazione su un grande titolo per la prossima edizione del Festival, e di un'altra partecipazione in Stagione che sicuramente faranno felici gli appassionati.

Ma limitiamoci per adesso al presente, e ritorniamo al Simone. Daniela Dessì è ormai una «veterana» di quest'opera, che ha cantato tra gli altri con Abbado, Oren e anche, in più occasioni, con Bruno Bartoletti. «L'ho cantata tante volte che mi piace pensare di aver un poco contribuito anch'io all'amore che il pubblico ha verso quest'opera che è stata da non troppi anni 'riscoperta', e nella quale io trovo non solo che ci siano parti bellissime per il cantante, ma anche una concezione drammaturgica e musicale che dimostra quanto Verdi, quando l'aveva pensata, fosse già proiettato verso il futuro».

«Per me Simone è un'opera che ha un significato tutto particolare – continua Armiliato - perché è la prima, eravamo nell'84, giusto vent'anni fa, e proprio a Genova, nella quale ho cantato una parte da protagonista. Il mio personaggio, quello di Gabriele, forse non ha un grande spessore psicologico, però ha pagine musicalmente bellissime e molto liriche, che offrono al cantante una grande possibilità di esprimersi».

Tutti e due siete molto legati al fatto che Genova sia la città di Simone: ma questa Genova sanguinaria, piena di intrighi e di lotte, non è che faccia poi una gran figura!

«Ma la Genova di quel tempo – e anche qui dovete immaginarvi un duetto – era la grande capitale commerciale ed economica d'Europa, e quindi del mondo! Logico che dove c'erano grandi interessi, ci fossero anche grandi lotte, e non tutte condotte secondo le regole. Ma era anche un intreccio di civiltà e di popoli di cui la Genova di oggi porta il ricordo. Fortunatamente non ci sono più le lotte di un tempo, benché il carattere dei genovesi, come di tutta la gente di mare sia all'inizio un po' diffidente, prima di aprirsi verso il 'forestiero', ma sulla quale, poi, si può contare veramente».

Come sarà questo Simone?

«Bello! – scoppiano a ridere tutti e due -. In palcoscenico c'è una bellissima atmosfera, anche se, tra Bartoletti e De Ana, stiamo lavorando davvero duro! Sentiamo tutti questa atmosfera particolarmente effervescente, nella quale ci si rende conto di contribuire alla creazione di qualcosa di bello. Un entusiasmo che ci aiuta moltissimo perché, non nascondiamolo, una nuova produzione di un'opera così bella, ma anche così difficile, due grandi maestri, ma esigenti coma Bartoletti e De Ana, il Regio, il suo pubblico, il Festival Verdi…».

E a questo punto la voce del direttore di scena li «invita» a ritornare in palcoscenico: il finale, lo troverà il pubblico tra pochi giorni, sul palcoscenico del Regio.

Vincenzo Raffaele Segreto

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Last modified: maggio 05, 2004