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Macerata: FRANCESCA DA RIMINI
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(© Foto TABOCCHINI)

 

24 Luglio; 1, 6, 13 Agosto 2004


FRANCESCA DA RIMINI
Tragedia in 4 atti di Gabriele D'Annunzio
Libretto di Tito Ricordi
Musica di Riccardo Zandonai

 

Personaggi e interpreti
 
Francesca
Samaritana
Ostasio
Gianciotto-Giovanni
Paolo il bello
Garsenda
Malatestino
Ser Toldo
Giullare
Biancofiore
Altichiara
Adonella
Smaragdi
 
Daniela Dessì
Giacinta Nicotra
Giuseppe Altomare
Alberto Mastromarino
Fabio Armiliato
Rossella Bevacqua
Ludovit Ludha
Francesco Zingariello
Domenico Colaiann
Roberta Canzian
Francesca Rinaldi
Sabrina Modena
Angela Masi


* * *

Direttore d'orchestra   Maurizio Barbacini
Regia, Scene e Costumi  Massimo Gasparron

Maestro del Coro Carlo Morganti

* * *
ORCHESTRA Filarmonica Marchigiana
NUOVO ALLESTIMENTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(© Foto TABOCCHINI)

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RECENSIONI

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LIRICA–Con l'opera di Zandonai e il capolavoro verdiano si è concluso il cartellone di «Macerata2004»
Dessì, una smagliante «Francesca»
Con una prova superlativa seduce lo Sferisterio, bravi anche Armiliato e Mastromarino

MACERATA - Alla faccia del "de gustibus": una smagliante Dessì è Francesca da Rimini a Macerata e di più non si può chiedere al canto. Sarà l'artista, semmai, a perseguire nuovi obiettivi. A darsi altre sfide. Ma noi - cronista e pubblico dello Sferisterio nel quarantennale della stagione lirica marchigiana - siamo "solo" felici. E lo si scrive così, in semplicità, con l'entusiasmo ingenuo (ma mica poi tanto) di chi vive un'emozione senza intellettualistici ritegni: strepitosa Daniela Dessì nell'opera di Zandonai che Katia Ricciarelli ha voluto come secondo titolo di MacerataOpera 2004. L'anima nella voce. Ed ecco che Francesca da Rimini è tutta nelle corde del soprano genovese, come incarnata. Tra purezza ed eros, identificata e restituita.

Altri commenti? Una litania di superlativi la cui noia non renderebbe giustizia all'interpretazione, che ci pare assoluta, di Daniela Dessì. Ma anche Fabio Armiliato gioca le carte migliori nel ruolo di Paolo Malatesta (ci sta piacendo un sacco quest'altro ligure testardo che sulla propria voce, da tempo, va lavorando di sbalzo e cesello), così come il baritono Alberto Mastromarino, che è un Gianciotto di pronta resa scenico-vocale.

Equilibrato e funzionale il resto del cast, mentre la direzione di Maurizio Barbacini evidenzia doti di ricca sensibilità, portando ad esiti assai validi l'Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro "V.Bellini" del maestro Morganti.

Quanto alla regia di Massimo Gasparon, che della seconda produzione maceratese ha firmato anche i costumi e le scene (inserite tra le "ali" neoclassiche dell'inamovibile impianto di Pizzi per Les contes d'Hoffmann), diremo ciò che si è visto: scintillante.

Elmi e corazze rilucenti (più Orlando Furioso dell'invocato Klimt), chilometri di damaschi dorati e di sontuosi drappeggi stilizzano, sotto una cupola dell'assurdo che sposa Bisanzio a Leon Battista Alberti, il rito estetizzante di amore e morte. Arcaica e atemporale pulsione che, nella visione turgida eppure sintetica di Gasparon, prova a conciliare la Secessione viennese con il Liberty mediterraneo, tenero e italicamente intriso di umanesimo, dell'asse D'Annunzio-Zandonai. Un tentativo ambizioso. Il risultato, sul piano della rappresentazione, è opulento. A tratti fine a se stesso. Ma lo spettacolo è assicurato. E anche la poesia, talvolta. Come nella scena dell'amplesso di Paolo e Francesca su un talamo che è tomba e trionfo, pagana ascesi di "Scultura" e "Psiche".

Elena Formica LA GAZZETTA DI PARMA, 4 Agosto 2004

 

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E’ una Francesca che incanta
Fabio Armiliato convince il pubblico. Difficile immaginare due protagonisti migliori e così affiatati. Ottimi il Gianciotto di Mastromarino e l’orchestra Filarmonica.
Ancora un successo allo Sferisterio, magnifica la prova della Dessì.

E’ difficile immaginare due protagonisti migliori, per quest’opera, di Daniela Dessì (Francesca) e di Fabio Armiliato (Paolo “il bello”), una coppia semplicemente perfetta. In un contesto di tessitura alta, spigolosa, tesa e sovente sopra le righe, la Dessì stilla preziosità d’ugola e trasalimenti espressivi ammirevoli; Armiliato, bravissimo anche lui, la sostiene con pieno trasporto e salda tensione di note.
Questa Francesca si esalta insomma nel funzionale spazio areniano dello Sferisterio, come I Racconti di Hoffmann, e lancia un mirato messaggio: melomani italici, unitevi e partecipate alle repliche. Non ve ne pentirete!

FABIO BRISIGHELLI - IL CORRIERE ADRIATICO, 26 Luglio 2004

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Un’altra prima fra gli applausi
Ottima la direzione di Barbacini. Molto bravi Daniela Dessì, Armiliato e Mastromarino

Musicalmente lo spettacolo si è avvalso di ottimi interpreti. Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno reso vocalmente e teatralmente il dramma e la sensualità della situazione amorosa. Credibili nelle vesti dei due protagonisti per presenza scenica e capacità recitative, i due cantanti — uniti anche nella vita — hanno fatto vivere i sentimenti forti provocati da un’amore indominabile e tragico, con straordinaria verità. E il pubblico è stato trascinato totalmente dal duetto d’amore del terzo atto che sfocia in un bacio pieno di passione e di presagi. Una cascata di applausi ha siglato questa che è la più bella scena dell’opera.
La soddisfazione del pubblico si è espressa nei copiosi applausi che hanno siglato la fine di ogni scena e accompagnato, interminabili, la passerella finale degli artisti.

Rosanna Luciani - IL RESTO DEL CARLINO, 26 Luglio 2004

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FRANCESCA, D’AMORE SI MUORE

Sensuali scene e dolci abbandoni della coppia Dessì-Armiliato
Non c’è il pienone delle prime, ma la scelta artistica della Ricciarelli è indovinata.
 Alla fine convinti applausi che valgono doppio

COMPAGNI nella vita di tutti i giorni, il soprano Daniela Dessì e il tenore Fabio Armiliato, l’uno Paolo il bello l’altra Francesca nell’opera di Riccardo Zandonai andata in scena sabato sera allo Sferisterio, hanno forse dato il meglio nelle scene più intimistiche dove l’amore scioglie ogni suo laccio e raggiunge l’estasi. Quei loro baci appassionati e quei dolci abbandoni di lei sopra al tavolo-letto sono stati i momenti in cui i due personaggi sono apparsi anche più “umani”. Innamorati visceralmente ma costretti nel sofferto ruolo di cognati imposto da un matrimonio-imbroglio per soddisfare le esigenze politiche di due nobili famiglie. Un’interpretazione, quella della coppia Dessì-Armiliato, apparsa molto più efficace di quella dell’anno scorso al Teatro dell’Opera di Roma dove i due erano anche affiancati dal truculento Alberto Mastromarino (Giovanni lo sciancato). Il terzetto si è ricomposto a Macerata per una Francesca da Rimini , firmata da Massimo Gasparon (regia, scene e costumi), che ha ottenuto un notevole successo con applausi convinti del pubblico il quale ha in gran parte scoperto l’opera del “marchigiano” Riccardo Zandonai (studiò nel liceo musicale di Pesaro diretto da Pietro Mascagni ).
Danielà Dessì ha affrontato con le ben conosciute capacità tutti i difficilissimi passaggi della partitura. Temeva, la cantante, di cadere nel kitsch o nell’esagerazione. Invece è stata bravissima, sempre a suo agio, anche in quei momenti di sensualità assoluta dove l’amore “deve” esplodere. Armiliato è stato misurato, attento, sobrio. Bravo.

FRANCO DE MARCO - IL MESSAGGERO, 26 Luglio 2004

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Macerata Opera - Sferisterio: Francesca da Rimini

Lo spettacolo maceratese rende pienamente giustizia a tutte le qualità artistiche dell’opera: eccellente il versante musicale, entusiasmante quello visivo. Il maestoso, pur estremamente razionale, impianto scenico creato da Massimo Gasparon e gli scintillanti, fastosi costumi, rievocano un medioevo completamente falso, rinunciano a qualunque intento realista e si concentrano sul mondo art-nouveau immaginato da D’Annunzio e da Zandonai….
Le azioni private tra i protagonisti si concentrano all’interno dell’astratto spazio centrale, mentre le scene corali e di guerra si impadroniscono di tutta la lunghezza del palcoscenico dello Sferisterio, sottomettendosi spesso ad una rigorosa simmetria che, in questo caso, enfatizza a buon diritto le atmosfere simboliste dell’opera. Emozionante il momento della consegna della rosa, alla fine del primo atto: una lunga schiera di ancelle sulla destra, altrettanti cavalieri sulla sinistra, il progressivo ed incerto avvicinarsi di Francesca e Paolo al centro, espressione di una passionalità già dirompente e a fatica negata…Nulla da eccepire riguardo agli interpreti. Eccellenti sia le prove vocali che sceniche. Daniela Dessì, con la sua vocalità non troppo lirica e piuttosto verista, risulta una Francesca del tutto convincente. Insieme al romantico e giovanile Paolo di Fabio Armiliato, ci regala intensi momenti di sensualità, toccando il vertice nella meravigliosa scena del bacio nel terzo atto, forse la più appassionante dell’intera serata. Il tenore ha grande padronanza del registro acuto, sapendo calibrare il suo strumento vocale nel giusto modo, senza incorrere in forzature. Ottima la recitazione di entrambi…
Prima di concludere, consentitemi una riflessione di carattere del tutto personale: se questa Francesca da Rimini è riuscita ad appassionare il pubblico ed il sottoscritto, nonostante l’incolmabile distanza che esiste tra la sua musica novecentesca ed i gusti contemporanei, più barocchi e belcantistici, è doveroso riconoscere che la sfida lanciata da MacerataOpera 2004 con questo inusuale titolo è stata pienamente vinta.

Filippo Tavolini – OPERACLICK; 14 Agosto 2004

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L'opera mi è parsa bellissima grazie anche alla stupenda vocalità di Daniela Dessì, interprete totale di un ruolo che ha le difficoltà di Lucia e di Turandot insieme. La Dessì sembrava che tutta la vita avesse cantato questa parte. Ma i suoi colleghi non erano da meno, soprattutto il bravissimo Fabio Armiliato, come Paolo il bello, e Alberto Mastromarino, nell'ingrato ruolo del marito Gianciotto, ovverosia Giovanni lo sciancato.

Un particolare elogio al maestro Maurizio Barbacini che è riuscito a imprimere al sinfonismo lirico della partitura una levigatezza e un calore degno di orchestre più importanti. La riprova che, quando c'è un maestro attento e intelligente, l'orchestra segue ed esegue.

Piero Gelli  - DEL TEATRO

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TROPPO BELLA PER PIACERE

Il Cast ha in Daniela Dessì una Francesca intensa e ammaliante, che supera brillantemente le impervie tessiture acute e in Fabio Armiliato un Paolo lirico e amoroso che riesce ad ammorbidire con accortezza i suoni.

Walter Baldasso  LA DISCUSSIONE – 8 Agosto 2004

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Francesca da Rimini è opera da sempre assai raramente rappresentata. Per l’occasione si sono fatte le cose in grande e si è chiamata a interpretare Francesca Daniela Dess’, al suo secondo incontro con questo ruolo. La Dessì ha offerto una prova eccellente: sicura vocalmente in una parte così lunga e impervia, non si è lasciata intimorire dall’acuta tessitura zandonaiana e ha vissuto senza risparmio il suo personaggio, con momenti di grande pathos specialmente nel grande duetto d’amore del terzo atto. Saggia nell’evitare impossibili confronti con le interpreti che la hanno preceduta, il soprano genovese sa costruire un personaggio personale e convincente, trovandosi oltretutto molto più a suo agio nell’ambientazione di questo allestimento maceratese che nell’estenuante liberty dello spettacolo romano.
A fianco dell’eccellente Dessì abbiamo trovato il buon Paolo di Fabio Armiliato, dall’emissione controllata e sicura.

Al termine un successo calorosissimo da parte di un pubblico entusiasta ha accumunato tutti gli interpreti.

 IL PENTAGRAMMA – 31 luglio 2004

 

 

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Last modified: ottobre 26, 2005