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Fabio Armiliato: ANDREA CHENIER

 

"Fabio Armiliato: Bravo, valido. capace. Costantemente impegnato a migliorarsi, intento a lavorare per ottenere una voce sempre più duttile, per piegarla al canto a fior di labbra.
Il suo Chènier è il migliore dei nostri giorni."


G. C. Landini - L'OPERA

LA RIVINCITA DEL POETA

Venezia: al Palafenice una lettura musicale e vocale di notevole livello ha restituito ad Andrea Chénier la sua dimensione di capolavoro del realismo storico.

Cantanti come Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno la capacità di sciogliere molti problemi dell’interpretazione verista. La tecnica solida, le emissioni duttili, il senso del fraseggio vario e sfumato servono al meglio questa partitura, calibrando l’espressività secondo gli interni percorsi dinamici che caratterizzano la vocalità di Giordano.

Armiliato rende umano e poetico un ruolo sottoposto dalla tradizione a esplosioni viscerali. E’ comunicativo pur senza la malìa di un timbro cosiddetto ”latino”. E che non abbia il tonnellaggio vocale di qualche Chénier del passato poco importa. Sfoggia acuti sicuri e squillanti, un fraseggio musicalissimo. Presta costantemente attenzione all’espressione. E’ insomma personaggio a tutto tondo.

Roberto Mori   - L’OPERA,  Maggio 2003

Fabio Armiliato: l’ultimo (forse) degli Chénier.
Rappresentata al “Regio” di Torino la celebre opera di Umberto Giordano

La crisi delle voci stentoree (o, per la precisione, di valide scuole di canto) in cui versa l’attuale panorama lirico desta sempre più preoccupazione. In questo scenario desolato, profondamente grigio, una delle poche credibili possibilità di Chénier proviene dalla voce di Fabio Armiliato. Le recenti recite da lui sostenute al Regio di Torino ne sono state la conferma. L’impianto timbrico e lo spessore dei mezzi in suo possesso non sono quelli di un autentico tenore di forza. Siamo d’accordo. Purtuttavia non bisogna dimenticare che l’opera in questione non è solo foga declamatoria e piglio nervoso. Non è solo slancio eroico, quello, per intenderci, di “Si, fui soldato”. È anche introspezione lirica, afflato poetico. Elementi, questi, troppo spesso dimenticati. Ed è proprio su questo terreno, invece, che s’avverte la zampata di Armiliato. La morbidezza del suo canto, infatti, che si dipana sapientemente su di un tessuto timbrico gradevolmente brunito, rende pienamente giustizia all’aspetto maggiormente obliato, ma sommamente vero, del personaggio giordaniano: quello lirico. Manco a dirlo, il vertice supremo della interpretazione da lui proposta al Regio riposa proprio nell’aria, “Come un bel dì di maggio”, la quale sommessamente apre l’ultimo atto dell’opera, prima del drammatico epilogo. Il lirismo, dunque, nell’interpretazione di questo tenore, svetta e vince sulla forza bruta, riconducendo Chénier alla sua dimensione più autentica.

Fabio Armiliato è, al momento, lo Chénier di gran lunga preferibile, uno Chénier, in continua maturazione artistica, che teme sulla sua strada ben pochi rivali. Speriamo, comunque, che il futuro riservi a qualche altro tenore la possibilità di cimentarsi in questo ruolo. Naturalmente con gli stessi  risultati del primo.

Alberto Bazzano  LO SPETTATORE - Marzo 2003

 

 
"Andrea Chenier": l'apothéose de la saison lyrique

Des applaudissements, il y en eut après chaque grand air. Le premier à en bénéficier fut Fabio Armiliato. Avec son profil longiligne, ses traits presque timides, il investit dans son role toutes ses forces, tout son cœur, tout son âme. Resultat, il nous a bouleversés. Il se souviendra de son passage à Nice. Nous aussi.

André PEYREGNE - NICE MATIN 28 May 2000