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 Spettacoli  
(Del 17/2/2003 Sezione: Spettacoli Pag. 26)

 
TORINO, DOMANI AL TEATRO REGIO IL DRAMMA DI GIORDANO. SUL PODIO PAOLO OLMI, REGISTA STEFANUTTI
 
Armiliato & Dessì, amore al tempo di Chenier.

Lui: «E´ il personaggio che amo di più. Ho aspettato e studiato per farlo e ora sono soddisfatto: il tempo è amico dei cantanti»
Lei: «E´ un´opera rara, dunque i confronti sono lontani e difficili»

TORINO
«Un dì all´azzurro spazio...». E´ l´«Improvviso» dell´Andrea Chénier, opera di «presunto Verismo» di Umberto Giordano, domani al Teatro Regio. E´ la sintesi più felice e convincente dell´invettiva politica contro l´alta borghesia lanciata dal poeta Chénier, realmente esistito e ghigliottinato dal Direttorio della Rivoluzione Francese, ma anche una delle più fulminanti dichiarazioni d´amore fatte ad una fanciulla appena conosciuta: la contessa Maddalena di Coigny. Ed è anche uno dei cavalli di battaglia di grandi tenori, che nella seconda metà del XX secolo avevano nomi illustri: Mario Del Monaco, Franco Corelli, Placido Domingo. «Andrea Chénier» - taluni ne sono convinti - è opera verista; mentre secondo altre valutazioni più moderne, è opera da ascrivere alla tradizione romantica di fine Ottocento. Comunque la si consideri, è opera tracciata nel solco della tradizione melodrammatica: arie grandiose chiuse, duetti che esaltano i valori etici e politici, immensa voglia di amore che anima i protagonisti. Un´opera costellata anche da personaggi minori, ma non meno storicamente illustri: Dumas, Robespierre, Fouquier-Tinville. Il libretto, scritto da Luigi Illica, l´«altro» famoso collaboratore di Puccini, punta tutto sull´amore fra tenore e soprano e la rivalità con baritono. Un triangolo classico. Fabio Armiliato, genovese, è oggi il miglior Cheniér in attività, il tenore che dà sicurezza ad ogni direttore d´orchestra; Daniela Dessì è Maddalena di Coigny: genovese, anch´essa, compagna di scena e nella vita di Armiliato, artista di grande caratura vocale e interpretativa; Carlo Gérard, pro console della Rivoluzione è il baritono Juan Pons, eccellente cantante-attore. Sul podio ci sarà Paolo Olmi, musicista che soprattutto all´estero porta alto il vessillo della lirica italiana e della sinfonica europea; la regia è affidata a Ivan Stefanutti; il Coro e l´orchestra sono del Teatro Regio, garanzia di alta qualità.

Armiliato, il suo Chénier, oggi...
«E´ l´opera che amo di più. L´ho ascoltata per la prima volta quando avevo 8 anni al "Carlo Felice" di Genova. Mario Del Monaco in scena non lo dimenticherò più. Ma ho studiato con Franco Corelli ed ho compreso chi fossero i veri Chénier. Il poeta e l´ex soldato esprimono sentimenti diversi ma egualmente forti. Ho atteso la maturità prima di affrontare l´opera e la prudenza mi ha aiutato: ho debuttato in Chénier a Pittsburg e Baltimora nel `98 e a Nizza con Daniela ed è stata un´esperienza unica. Il tempo è amico dei cantanti se viene usato bene. Con Daniela c´è un´intesa vocale, artistica e umana che mi rende felice. Chénier e Maddalena dopo le prime schermaglie uniscono i loro ideali e alla fine anche il loro tragico destino». La regia di Stefanutti è garanzia di aderenza alla musica?
«Assolutamente sì. Il rispetto della partitura ci aiuta ad affrontare l´opera in tutta la sua complessità». Signora Dessì, la sua Maddalena? «E´ una ragazza nobile, inesperta, che gli eventi politici e umani maturano, rendono consapevole delle scelte che la vita le impone. L´amore per il poeta Chénier è frutto di affinità elettive, di cui nulla sapeva, ma che nascono spontanee. Ho già cantato nel ruolo di Maddalena, a Zurigo, a Nizza con Fabio, a New York, lo rifarò a Venezia e Bologna».
Olmi, Verismo o Romanticismo?
«Chénier è stata "tacciata" d´essere verista. E´ un´affermazione gratuita. L´armonia è fra le più classiche e studiando la partitura ci si rende conto che certe dissonanze, certi "rumori", gli spari dei fucili sembrano esser aggiunti a posteriori, quasi le si volesse dare quel senso di sperimentazione, che nella realtà non c´è».
Lo stile di Giordano è comunque spontaneo...»
«Sicuramente, anche se in Chénier trovare il giusto equilibrio è sempre difficile, perché è opera che si dà raramente e quindi ha confronti lontani nel tempo».
Che sorprese ci riserva in futuro?
«Una "Turandot" sotto forma di concerto che spero di portare anche in Italia, in collaborazione con un´importante accademia europea. Vi parteciperanno giovani cantanti di diverse nazioni. Con un´orchestra giovanile internazionale preparerò poi le 4 sinfonie di Brahms. Quella didattica dovrebbe essere un´attività doverosa per ogni musicista. A me dà grandi soddisfazioni».
Armando Caruso

 
   

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