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Venezia: ANDREA CHENIER
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19, 22, 24, 27, 29 Aprile 2003

CHENIERVenezia

CAST

Andrea Chenier   FABIO ARMILIATO
Maddalena de Coigny  DANIELA DESSI'               
                      Gerard   ALBERTO GAZALE         
___________

Conductor   PAOLO OLMI
                  Regia   IVAN STEFANUTTI

 

 

 

ANDREA CHENIER Atto 2

 

 

 

 

ANDREA CHENIER Atto 4

 

 

(Foto © Ramella & Giannese)


RECENSIONI


LA RIVINCITA DEL POETA

Venezia: al Palafenice una lettura musicale e vocale di notevole livello ha restituito ad Andrea Chénier la sua dimensione di capolavoro del realismo storico.

Ci sono interpretazioni che hanno la capacità di gettare su certe partiture una luce critica insolita. E valgono più di una dotta esegesi. E’ il caso delle esecuzioni di Andrea Chénier ascoltate di recente a Torino e Venezia e che hanno segnato l’ennesima affermazione dell’accoppiata Dessì-Armiliato.
Sappiamo che l’opera più nota di Umberto Giordano è rimasta ai margini degli interessi musicologici per ragioni diverse: spesso motivazioni più ideologiche (quando non ignoranza preventiva e snobismo) che non dettate dall’analisi della partitura.
Ora, anche a voler trascurare la capacità dello Chénier di innescare nel pubblico reazioni di calorosa partecipazione, sarebbe davvero il caso di mettere ordine alla confusione ideologico-culturale che grava tuttora su questo o altri titoli del teatro verista. E a tale proposito mi sembra che il punto di partenza, com’è accaduto nel caso della rinascita del Barocco e di Rossigni, potrebbe essere proprio una maggiore frequenza esecutiva affidata a interpreti di livello. Un auspicio che sorge anche dalla constatazione che i nostri stessi teatri si stanno disabituando a questo repertorio, come dimostra il fatto che a Venezia l’opera era assente da oltre un quarantennio.
Si dà il caso che i contributi dei cantanti e, in parte del direttore d’orchestra, ci abbia restituito Andrea Chénier per quello che è: un capolavoro del cosiddetto realismo storico che tiene uno spazio insostituibile nella storia del melodramma.
Ecco allora che l’estetica dell’urlo o del coltello (o, nella fattispecie, della ghigliottina) si riproporziona. Affidata a cantanti di classe e a un direttore duttile, l’opera di Giordano rivela finezze inattese senza che ne patisca la teatralità concisa, lasciando addirittura scoprire in alcuni momenti una dimensione quasi cameristica. Naturalmente pure in questi casi ci vuole misura. Le depurazioni non sono in sé garanzia di interpretazioni vitali: a voler troppo ripulire una partitura dalle tante presunte volgarità, si corre il rischio di snaturarla.

Nell’edizione proposta con successo al Palafenice l’operazione è comunque riuscita in pieno e sottoscrivo il resoconto di Alessandro Mormile in occasione della rappresentazione torinese (vedi L’OPERA n. 170).
Di mio dirò che cantanti come Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno la capacità di sciogliere molti problemi dell’interpretazione verista. La tecnica solida, le emissioni duttili, il senso del fraseggio vario e sfumato servono al meglio questa partitura, calibrando l’espressività secondo gli interni percorsi dinamici che caratterizzano la vocalità di Giordano.

Armiliato rende umano e poetico un ruolo sottoposto dalla tradizione a esplosioni viscerali. E’ comunicativo pur senza la malìa di un timbro cosiddetto ”latino”. E che non abbia il tonnellaggio vocale di qualche Chénier del passato poco importa. Sfoggia acuti sicuri e squillanti, un fraseggio musicalissimo. Presta costantemente attenzione all’espressione. E’ insomma personaggio a tutto tondo.

Idem Daniela Dessì, toccante Maddalena. Restituisce la dolcezza del ruolo e ne individua l’ardore con misura e senso della progressione, fornendo una plausibilità drammatica complessiva intensa. La sua “Mamma morta” poi, è un’interpretazione da manuale. 

Roberto Mori   - L’OPERA,  Maggio 2003

CHENIERTorino Atto 3


"Andrea Chénier" o il trionfo del verismo
L'opera presentata in un allestimento vecchio stile, con un eccellente trio di voci.

La distribuzione vocale poteva contare su tre eccellenti voci protagonistiche. Fabio Armiliato non è un tenore eroico, sulla scia della lunga serie di cantanti celeberrimi; eppure una scelta prevalentemente lirica illumina aspetti meno divulgati dell'arduo personaggio di Chénier.
Armiliato canta con decoro, emerge nel toccante «Come un bel dì di maggio» ed esalta gli acuti svettanti. Commosso e commovente il canto di Daniela Dessì (Maddalena), che incarna alla perfezione l'angoscia, la trepidazione, la dedizione al sacrificio proprie delle eroine veriste (ma senza abusi veristici).

Mario Messinis  IL GAZZETTINO,  22 Aprile 2003


«Andrea Chénier» salvato dalla compagnia di canto

La compagnia di canto offre gli spunti più confortanti. A cominciare dalla Maddalena di Daniela Dessì. Damina dormiente scivolata via nel primo quadro, con il suo agonizzare interiore il canto di donna sola si fa possente, vibrante, fierezza di slanci in nobiltà di controllo vocale, lucidità che trasforma la morte in delirio luminoso. Quando affronta il suo Improvviso Andrea Chénier (Fabio Armiliato) sembra uscire dall'ironica descrizione che ne ha dato la Contessa («La vostra Musa è la Malinconia»). Perché qui si sfoggiano per tradizione vitalismo e fremiti. Lo "strumento" di Armiliato non ha gran corpo ma sfoggia con personalità eleganza di fraseggio di prim'ordine, intonazione e chiarezza.

Carlo De Pirro  IL MATTINO,  22 Aprile 2003 


TRIONFA "ANDREA CHENIER"

VLo spettacolo veneziano si avvale di tre splendide voci, tre grandi attori cantanti: Fabio Armiliato, Chénier, Daniela Dessì (straordinaria), Maddalena e Alberto Gazale, Gérard.

Dino Villatico - LA REPUBBLICA,  22 Aprile 2003


Venezia, "Chénier" conquista il pubblico

Un cast vocale avente per epicentro la Maddalena di Daniela Dessì: completamente a suo agio nel ruolo della contessina e forte di una solida ed omogenea emissione, dà prova di possedere una voce ben timbrata e luminosa, che le merita un'autentica ovazione nella celebre aria La Mamma morta. Calorosi anche gli applausi per lo Chènier di Fabio Armiliato e il Gerard di Alberto Gazale.

Anna Maria G. Consolaro   CORRIERE DEL VENETO   22 Aprile 2003


 

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Last modified: febbraio 09, 2004