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A TRIBUTE TO VERDI: Reviews

La musica di Giuseppe Verdi e un tenore di appassionata potenza: quale accoppiata migliore per un'incisione che vuol essere appunto un omaggio, un tributo all'arte del "Cigno di Busseto"? Ma vogliamo attirare l'attenzione degli appassionati sul primo brano di questo cd, chesottolinea l'impegno "civile" di Verdi che, al di là dell'Unità d'ltalia, scrive un Inno alle Nazioni su versi di Arrigo Boito, che collaborerà più tardi con lui anche per la sua produzione operistica più matura. E questo Inno alle Nazioni rimane una grande testimonianza, anche oggi in questa voglia d'Europa, di un ideale di fratellanza che già i versi di Schiller e la musica di Beethoven avevano già consegnato alla storia nellaSinfonia Corale. Qui Verdi non rinuncia a una vera e propria operazione operistica, contrapponendo il Popolo, ovviamente il coro, al Bardo, cui dà voce ovviamente il tenore Fabio Armiliato.

Dopo questa poderosa pagina iniziale, con l'Orchestra Philarmonica e il Coro dell'Opera di Nizza guidati da marcello Panni, l'incisione prosegue con un'ampia galleria verdiana della quale fanno parte pagine magnifiche come Sento avvampar nell'anima dal Simon Boccanegra e O tu che in seno agli angeli dalla Forza del destino, interpretata splendidamente da Armiliato; ma non mancano anche altre graditissime pagine corali, come patria oppressa e soprattutto il coro Evviva beviam!, celebre pagina dell'Ernani.

Luigi Fertolan  Bresciaogg12/02/2001


Fabio Armiliato sta facendo una carriera importante all'estero (con molti ingaggi al Metropolitan e all'Opera di Stato di Vienna), mentre in Italia le sue presenze sono meno regolari e più problematiche. La sua voce - scura, risonante e tecnicamente affidabile ma senza particolari pregi timbrici - può risultare un po' ingrata in teatro, ma questo recital verdiano rivela un interprete serio e musicale che regge bene i confronti con altri tenori che oggi affrontano lo stesso repertorio. E se il cantante genovese non mostra qui una personalità molto individuale, ciò non gli impedisce di dare una notevole prova di professionalità, musicalità e sensibilità interpretativa, traendo fra l'altro lezioni importanti dai tenori delle generazioni precedenti.

Da Bergonzi, per esempio, ha assimilato un accento verdiano singolarmente efficace e un certo gusto per i chiaroscuri (anche se preferisce usare la mezza voce per brevi incisi piuttosto che per intere frasi). Da Corelli - con cui ha studiato - sembra aver imparato la sicura proiezione degli acuti, che qui risultano abbastanza squillanti, anche se in teatro non sono paragonabili a quelli di Giacomini e Martinucci. Da Domingo invece pare aver capito che anche il canto melodrammatico italiano risulta molto più espressivo e musicale se privo di quei manierismi che affliggevano anche grandi tenori del passato come, appunto, Bergonzi (con le sue "aspirate") e Corelli (con i portamenti strascicati).

In quest'omaggio a Verdi Armiliato dà il meglio di sé non nell'Inno delle Nazioni - concepito in origine per il tenore Tamberlick -, dove ci vorrebbe un timbro più rifulgente per farci dimenticare il testo insulso, ma in pagine tormentate come le arie di Macduff ("Ah, la paterna mano") e Don Alvaro ("O tu che in seno agli angeli"), dove pare perfettamente immedesimato in ogni frase e supera agevolmente tutti gli ostacoli vocali. Ancora più interessanti poi sono la scena di Adorno da Simon Boccanegra - con un bellissimo legato e suadenti mezze-tinte in "Pietoso cielo, rendila" - e il terribile monologo di Otello ("Dio! mi potevi scagliar"), dove l'accento è molto interiorizzato (il colore scuro della voce non impedisce una dizione chiara e naturale) e dove il rispetto dei valori e delle altezze delle note paga grandi dividendi in termini d'espressività. La cornice orchestrale e corale risulta un po' troppo in secondo piano rispetto alla voce del solista, ma le sonorità sono sontuose, e la direzione di Panni sufficientemente tesa e idiomatica.

Stephen HastingsMusica  - Marzo 2001 


Una nuova, attivissima etichetta si presenta sul mercato italiano con incisioni di alto livello effettuate con interpreti di primo piano, con la sofisticata tecnologia a "24 Bit direct-to-disc" che assicura una resa sonora superlativa. Si tratta della "Real Sound" con sede in Udine, i cui CD si trovano nei più importanti mercati europei, asiatici e americani. Nel gennaio del 1998 la "Real Sound" è stata premiata al "Midem" con il Cannes Classical Award, premio indetto dalle più importanti riviste di musica classica, per l'incisione della Sinfonia n. 6 di Mahler, diretta da Thomas Sanderling con la Filarmonica di S. Pietroburgo. Il repertorio della "Real Sound" è molto vasto e comprende numerose integrali sinfoniche, cameristiche e solistiche, produzioni liriche e di musica corale sacra e laica spazianti dal periodo classico al romanticismo fino alla musica contemporanea.

In questi ultimi mesi sono stati pubblicati due dischi dedicati al repertorio operistico di Verdi, giustamente in omaggio al centenario della morte del musicista. Nel primo facciamo la conoscenza con un tenore oggi che va per la maggiore, presente nei più importanti teatri del mondo: il genovese Fabio Armiliato accompagnato dai complessi orchestrale e corale di Nizza. Il programma comprende il poco conosciuto "Inno delle Nazioni" per tenore, coro e orchestra, il coro dell'"Ernani" (Brindisi) e quello del "Macbeth" degli esuli scozzesi dell'ultimo atto. Armiliato sfoggia le sue ottime qualità vocali e interpretative nelle romanze più note tratte dalle opere "Emani", "Macbeth", "I Masnadieri", "Simon Boccanegra", "Un ballo in maschera", "La forza del destino" e "Otello". Una vera gioia per i melomani! Pregevoli le prove dei due complessi, diretti con autorevolezza e autentico spirito verdiano da Marcello Panni. Per il secondo CD su Verdi V. RS 051-0025

Dino Gatti   La Cittadella   8 Aprile 2001


Pünktlich zum Verdi-Jahr bringt der Tenor Fabio Armiliato seine erste Solo-CD mit Arien des italienischen Meisters und Landsmannes auf den Markt. Während Andrea Bocelli und José Cura ihre Verdi-Alben bei den monopalführenden Labels einspielten, präsentien die noch unbekannte italienische Firma Real Sound den jungen Tenor Armiliatos Kapital ist das männliche und stählerne Timbre mit der Fähigkeit, in den Höhen kraftvolle und metallische Töne zu produzieren.

In dieser Gesangstradition, in der einst Mario del Monaco oder Franco Corelli Triumpfe feierten, singt Armiliato seit Beginn der 90er Jahre in der ersten Garnitur und ist auf den Besetzungs-zetteln der Wiener Staatsoper über die Mailänder Scala bis zur New Yorker MET zu finden. Auf dem Recital interpretiert der italienische Heldentenor neben Arien und Szenen aus „Ernani", „Un ballo in maschera" und „Otello" auch „Inni delle Nazioni", eine Auftragskomposition für die Eräffnung der Weltausstellung 1862 in London. Das gewaltige, dreizehn Minuten dauernde Opus für Barden (Tenor), Chor und Orchester liegt hier erstmals auf CD vor.


Tobias Kade
; Blitz - 15/02/2001


Klangvolle Huldigung: Für Italien ist Giuseppe Verdis 100. Todestag eine Angelegenheit von nationaler Bedeutung und für Opernregisseure und Dirigenten von Mailand bis München, von Hamburg bis Berlin willkommener Anlass, seinen Werken in diesem Jahr noch mehr Raum in den Spielplänen zu eben, neben „La Traviata" oder „Aida", „Otello" oder „Don Carlo" auch weniger bekannten Kompositionen des am 10. Oktober 1813 in Le Roncole bei Busseto geborenen und am 27. Januar 1901 in Mailand gestorbenen Kompositionen Aufmerksamkeit zu schenken. In loser Folge stellt das „Tageblatt" interessante Verdi-Neueinspielungen vor.

Mit Fabio Armiliato hat jetzt ein junger, aufstrebender Tenor seine Verdi-Hommage vorgelegt. Seine Anthologie bei Ausschnitten aus bekannten Werken wie „Un Ballo in Maschera", „La forza del Destino" und „Otello", aber auch aus seltener gespielten wie „Ernani", „Macbeth" (in der vorletzten Spielzeit am Coburger Landestheater zu erleben), „I Masnadieri" oder „Simon Boccanegra". Als Kuriosum schließlich Verdis „Inno delle Nazioni", zur Weltausstellung in London 1862 geschrieben. In Genua geboren, gab Armiliato im Jahr 1986 sein Bühnendebüt und war bereits 1993 erstmals an der New Yorker Metropolitan Opera zu hörern. Inzwischen verzeichnet seine künstlerische Vita regelmäßige Auftritte an der Mailänder Scala und der Wiener Staatsoper ebenso wie am Teatro Colon in Buenos Airs, an der San Francisco Opera und in der Carnegie Hall in New York.

ln dieser Auswahl erweist sich Armiliato als stilsicher agierender Solist mit einer lyrisch gefärbten, schlank geführten Stimme, die dank kluger Phrasierung und entschlossener Akzentuierung auch zu eindringlichen dramatischen Aufschwüngen fähig ist, freilich gelegentlich noch in Gefahr gerät, forciert zu Klingen. Differenzierte Farbgebung und sensibles Gespür für Ausdrucksnuancen machen Armiliato fraglos zu einem der interessanten Tenöre seiner Generation.

J. B.  Coburger Tageblatt - 2. Februar 2001


Sauf le respect dû à Fabio Armiliato, je ne retiendrai de ce CD que l'ineffable Hymne des Nations, monument grandiose élevé à la gloire du style kitsch, dans son acception la plus pure. Hormis Jan Peerce, dynamisé par Arturo Toscanini, aucune version plus actuelle de ce chef d'oeuvre - même défendue par Pavarotti soi-même - ne semble avoir réveillé l'intérêt pour cette chose héroïque qui, en 12,54 minutes, traduit toutes les grandiloquences et les utopies du XIXe siècle. Le livret, signé Arrigo Boïto, plaide pour l'union des nations sous la férule des arts mais dégouline du sang versé sur les champs de bataille. Reconnaissons que Verdi ne s'est pas lancé avec un enthousiasme fou dans la composition de ce morceau, destiné à être interprété lors de l'inauguration de l'Exposition Universelle de Londres en 1862. Au nom de la franchise avec laquelle, dans une lettre écrite à son ami Arrivabene, il exprime son aversion pour les pièces de circonstance, nous lui pardonnerons cet écart et reconnaîtrons d'évidentes qualités à cet hymne peu banal. Imaginez un peu la superposition des hymnes nationaux, anglais, italien et français et, par-dessus tout cela, le ténor qui se déchaîne... le moins que l'on puisse dire est que c'est grand et que ça décoiffe... Surtout quand, dans une suprême apothéose, cuivres et percussions trouvent là leur terrain d'épanouissement privilégié. Pour le reste du programme, Fabio Armiliato a choisi quelques grands airs de bravoure dans lesquels il se sent visiblement chez lui. Pas trop connu chez nous, où il a fait quelques apparitions au début de sa carrière, il semble familier des grandes maisons d'opéras et de leurs chefs. A l'audition de ce CD, on ne doute pas que le moindre strapontin, même très éloigné de la scène, ne soit submergé de décibels. Mais ne faut-il pas en arriver là pour surmonter de tels fracas ?

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Last modified: febbraio 09, 2004