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Ancona : MADAMA BUTTERFLY

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Il Messaggero

IL Resto del Carlino

Corriere Adriatico

 

10, 12, 14 Dicembre  2002

CAST

                 Cio-Cio San   DANIELA DESSI'   
                     Pinkerton   FABIO ARMILIATO      
                      Sharpless   ENRICO MARRUCCI
                                 Suzuki   CHIARA CHIALLI            
__________

Conductor   RENATO PALUMBO


 

 

BUTTERFLY (Ancona)- Atto 1

BUTTERFLY (Ancona)- Atto 1

 

BUTTERFLY (Ancona)- Atto 3


  REVIEWS


Dessì, straordinaria Butterfly
Grande interpretazione del soprano con la regia della Scotto

Al Teatro delle Muse otto minuti di applausi

di MARIA MANGANARO

ANCONA - Sapevamo tutti che grande soprano fosse Daniela Dessì, ma che fortuna ascoltare dal vivo una voce come la sua, preziosa e leggera (nel senso di una continuità di emissione magnetica e rara).

Con l'imperdibile messinscena di "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini (libretto di Giacosa e Illica: "la santissima trinità" così definita i tre Giulio Ricordi) si conclude la prima stagione lirica del nuovo corso delle Muse suggellata da un'opera popolare e amata ma vocalmente difficile e impegnativa, "un autentico banco di prova per ogni soprano", ci ricordava Renata Scotto, la regista che nella sua cinquantennale e fortunata carriera di soprano ha puntualmente incontrato Butterfly. Sostenuti da un andamento musicale che il valente direttore d'orchestra Renato Palumbo lascia "naturalmente" aderire alla partitura di Puccini, i cantanti-attori, l'Orchestra Filarmonica Marchigiana e il coro Bellini trovano momenti espressivi alti. Sopra tutti vola leggera la farfalla sino karakiri finale, affiancata dalla fedele Suzuki, interpretata dal mezzosoprano Chiara Chialli, sua degna compagna di scena in quanto a voce e gestualità. Non per nulla Chiara, nel suo percorso di formazione, ha incrociato Ferruccio Soleri (il più grande Arlecchino dei nostri tempi, quello che ha lavorato con Strelher) e sa tradurre il suo ruolo di cameriera in un personaggio dalle orientali movenze delicate e drammatiche senza mai perdere un tempo. La regia della Scotto usa appieno le infinite risorse visive create da Beni Montresor per il suo storico allestimento ripreso qui ad Ancona dopo Genova. La Dessì misura la sua gestualità sui canoni nipponici (ricordiamo che, solo qualche mese fa, è stato primo soprano occidentale a cantare Butterfly in Giappone). Poggia il peso del suo corpo su una gamba disegnando delicate curve del corpo, senza ostentazioni usa il gesto delle braccia e delle mani all'orientale, si suicida come un samurai nel suo ampio kimono bianco coperto sulle spalle da lunghe ciocche sciolte di capelli neri e, intanto, con la voce fa miracoli nel duetto d'amore con il Pinkerton di Fabio Armilato, nel parlare al figlioletto (Camilla Orazi, ovvero la deliziosa figlia di cinque anni del direttore artistico di questa fortunata stagione inaugurale) bimbo di poco più di due anni), nel quasi parlato, nel sussurro e in tutto il resto. Ogni momento rimane nella memoria e si vorrebbe raccontarla tutta l'esperienza di spettatore affascinato da uno spettacolo, praticamente, a scena unica che desta meraviglia grazie a un esemplare uso delle luci pastello che ci riportano direttamente all'estetica e all'immaginario giapponesi: il celeste del nido d'amore, il rosso del "Ti rinneghiamo" che suona come una maledizione, il blu del mare che scolora nell'azzurro del cielo, l'arancio dell'attesa di una lunga notte a scrutare l'orizzonte con Cio-Cio San, Suzuki e il figlio fissi e immobili nel passaggio dal secondo al terzo atto che qui, come nella prima stesura dell'opera che Puccini cambiò dopo il fiasco alla Scala, non ha soluzione di continuità e si spegne su un coro muto da dietro le quinte, basso ed emotivamente forte. Gli specchi ai lati della scena moltiplicano e alleggeriscono i bei movimenti degli interpreti che uscendo si raddoppiano prima di sparire in un magico nulla. I costumi poi sono realizzati con il gusto di un occidentale che guarda all'oriente, attraverso Klimt, talvolta. Una nota particolare meritano anche il giovane baritono Enrico Marruci nel ruolo di un convincente Sharpless e il basso Luciano Graziosi, efficace presenza nei panni dello zio Bonzo.

Otto minuti di scroscianti applausi dal pubblico del debutto, oggi e sabato le repliche della Butterfly.

   IL MESSAGGERO - 12 Dicembre 2002


In un trionfo di luce si spengono quegli occhi pieni di malìa

ANCONA — Nel segno della raffinatezza visiva e del coinvolgimento emotivo è andata in scena martedì alle Muse Madama Butterfly, terza e ultima opera della stagione lirica. Diversi per epoche, autori, vicende, caratteri musicali, i tre melodrammi sono parsi uniti dal filo conduttore della nitidezza: la purezza visiva è infatti la cifra comune dell'Idomeneo mozartiano, della Lucia di Donizetti e di questa Butterfly di Puccini.
Le scene e i costumi di Beni Montresor rispettano tempo e luogo, in un allestimento povero di orpelli floreali, ma dove trovano modo di risplendere nel bagliore solare dei fondali, nel predominio delle tinte chiare dei costumi, nel riflesso degli specchi laterali in cui i personaggi si raddoppiano. Un trionfo della luce fino alla fine, quando addirittura il velo che scende dall'alto e che separa orizzontalmente la scena si accende di un lampo folgorante, cade e avvolge la protagonista morente. Un colpo scenico di forte impatto emotivo, tenuto nascosto fino alla vigilia da Renata Scotto, ieri meravigliosa interprete di Butterfly e oggi regista di questo spettacolo. Vi si rivela decisiva la presenza della sensibilità femminile: quella della Scotto, che ha sviluppato il dramma sulla scia di un sentimento materno certo non sconosciuto; quella di Daniela Dessì, soprano capace di travolgere il pubblico fino alle lacrime in un'onda emotiva crescente, con la voce che si fa via via più drammatica, con la recitazione che l'accompagna in stretta sintonia.

Il tenore Fabio Armiliato è stato un Pinkerton giovanile d'aspetto, squillante di voce, capace di rendere il carattere incerto del personaggio. Chiara Chialli ha dato a Suzuki vibranti connotazioni vocali e sceniche, mentre Enrico Marrucci è stato un perfetto Sharpless. Parole speciali merita il direttore Renato Palumbo che ha condotto magnificamente la Filarmonica Marchigiana cosicché i colori, le sonorità, la bellezza della partitura sono venuti fuori. Nel sommesso coro a bocca chiusa anche la compagine vocale del coro Bellini ha molto ben figurato.

Tanti gli applausi anche a scena aperta piovuti su tutti e interminabili quelli finali tributati in particolare alle due donne di Butterfly, la Scotto e la Dessì.

Repliche stasera e sabato.

 

Rosanna Luciani IL RESTO DEL CARLINO - 12 Dicembre 2002


BUTTERFLY, LA LUCE DELL'ANIMA
Ottimi gli interpreti.

 …E' innanzitutto per la prim'attrice soprano Daniela Dessì, una Butterfly di eccellente levatura che ti conquista in crescendo con lo spiccato lirismo del canto e con la credibilità scenica del ruolo; con lei, vibrante di note tenorili accese, il Pinkerton di Fabio Armiliato.
Successo grandissimo !" 

Fabio Brisighelli – CORRIERE ADRIATICO - 12 Dicembre 2002


LA FARFALLA DELLE MERAVIGLIE
Ancona: grande chiusura della prima stagione al Teatro delle Muse con Madama Butterfly affidata alla magia vocale di Daniela Dessì, in stato di grazia, e alla baldanza tenorile di Fabio Armiliato

Le vesti dell'ufficiale vanno a pennello a Fabio Armiliato ma ancora più importante eè che gli sta a pennello la parte, soprattutto ora che ha raggiunto una padronanza della voce, una varietà di sfumature e una duttilità di fraseggio che qualche anno fa non aveva, almeno non fino a questo livello: ora può dare a Pinkerton la giusta dose di sventatezza tenorile nel primo atto ma anche renderlo più consapevole e riflessivo, quando torna in scena nel terzo, ad anni di distanza.
....Dulcis in fundo: abbiamo lasciato per ultima Daniela Dessì. Si direbbe che la presenza d'una grande maestra del fraseggio come Renata Scotto l'abbia spinta a curare ancora di più il proprio, raggiungendo a sua volta punte di straordinaria maestria: la linea vocale era sinuosa, delicatamente cesellata, sfumata all'infinito tra tutte le gradazioni dal pianissimo al mezzoforte, senza mai una forzatura, senza mai una tensione, come se questa parte faticosissima non avesse peso.

Mauro Mariani  L'OPERA - Gennaio 2003

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Last modified: febbraio 09, 2004