Il mese scorso
ha debuttato a
Zurigo il
Rodolfo
pucciniano di
José Cura, oggi
a farlo è il
Rodolfo verdiano
di Fabio
Armiliato: in un
simpatico gioco
di nomi due
grandi tenori
sullo stesso
palcoscenico
hanno incontrato
per la prima
volta due grandi
Rodolfo!
L’incontro tra
Fabio Armiliato
e il
protagonista di
"Luisa Miller" è
sicuramente di
altissimo
livello.
Si tratta di un
personaggio
difficile sia
dal punto di
vista vocale,
come vedremo
meglio in
seguito, che per
una psicologia
"aperta": dolce
innamorato,
amico sincero di
una donna che
non ama, figlio
di un padre
pronto a tutto
per il potere
della casata,
onesto e
coraggioso,
minato da una
sfiducia molto
romantica che lo
spinge al gesto
estremo di
uccidere e
uccidersi per
amore, Rodolfo
ha molte frecce
al proprio arco
per coinvolgere
in una bella
interpretazione.
Come in tutta la
Luisa Miller
verdiana, più
che in quella di
Schiller che
risente meno del
problema, è
necessario
uscire dallo
stereotipo di
feuilleton per
trovare
nell’intimo i
colori e le
motivazioni. E
Fabio Armiliato
è stato molto
accurato in
questa ricerca
di nitore
emozionale,
senza mai
strafare, con un
equilibrio di
grande
suggestione.
Come il Maestro
mi farà notare
vocalmente si
tratta di un
ruolo impervio,
che tocca
diversi colori e
diverse
tessiture del
registro
tenorile. A
tratti lirico
puro, in altri
momenti quasi
donizettiano,
poi lirico
spinto per
arrivare a frasi
talmente
drammatiche da
ricordare
Otello.
Armiliato ha
usato tutte
queste
possibilità
della sua bella
e raffinata
voce, con
un’eleganza e
una pulizia che
possono essere
considerate la
cifra distintiva
della sua
interpretazione.
Ha toccato tutti
gli aspetti
vocali di
Rodolfo,
traendone spunto
per definire ed
arricchire la
psicologia del
personaggio.
Con un’eleganza,
come ho già
detto, mai
fredda, mai
estranea ma
sempre centrata
sulle emozioni
in campo, sulle
sinergie
presenti nella
storia.
Armiliato è
stato molto
preciso nel
togliere il
personaggio da
una
monotematicità
pseudo-romantica
che non gli
appartiene,
neanche
vocalmente.
Rodolfo
drammaturgicamente
vive una
situazione
leggibile a vari
livelli che lo
rende un
personaggio
complesso, e
come tale Verdi
lo ha reso.
Lineare e nitido
come un disegno
a china il
Maestro
Armiliato
riporta Verdi
alla ricca
essenzialità che
gli compete e lo
fa vibrare di
una luce che è
poetica
teatralità.
Penso a "Quando
le sere al
placido" con
quel recitativo
così ricco di
colori, dove
ogni parola ha
un preciso
significato
emotivo,
evocante un
ricordo, tanto
che il grande
tenore ne ha
cesellato ogni
risvolto,
portando poi la
romanza ad
aprirsi come un
fiore.
Accanto a lui
una Barbara
Frittoli
(ovviamente
Luisa Miller)
perfetta per
intensità,
bellezza vocale
e studio del
personaggio. La
signora Frittoli
ha proposto una
donna a tratti
coraggiosa, a
tratti ribelle,
drammaticamente
violentata da un
ricatto troppo
crudele, troppo
schiacciante.
Bellissime le
pagine con il
padre, un Leo
Nucci che come
sempre esplora
da par suo
aspetti
controversi e
complessi della
Òpaternità
verdiana.
Tutta la
produzione si è
rivelata
comunque
veramente
interessante,
con la regia di
Damiano
Michieletto
ricca di
intuizioni.
Ho apprezzato
molto l’impianto
scenico centrale
circolare, in
continua
rotazione e con
i mondi di Luisa
e Rodolfo in
collegamento e
confronto.
Mi è piaciuto
confrontarmi con
soluzioni
diverse da
quelle che io
avrei forse
adottato e
trovarle
ugualmente
costruttive a
riprova che
quando a reggere
uno spettacolo
c’è un’idea ben
estratta da
libretto e
partitura,
seguirlo è
sempre
stimolante.
Penso all’uso
quasi straniante
del coro, ai
bambini che
rappresentano
Luisa e Rodolfo
piccoli o forse
ancora di più la
loro essenza.
Penso ai
movimenti in
qual modo
danzati chiesti
spesso ai
cantanti e alla
caratterizzazione
di Wurm
(bravissimo!),
così teatrale
nei movimenti
quasi malati e
nella cattiveria
marchiata nel
fisico.
Una regia
profondamente
mutuata dal
teatro di prosa,
volutamente
recitata ma con
grande
equilibrio e
valorizzazione
dei tempi
musicali.
Del resto
Luisa Miller
è un’opera molto
interessante
drammaturgicamente,
per gli sviluppi
emotivi che
mette in campo:
due padri
protagonisti nel
bene e nel male,
rappresentanti
di poteri e
legami, reali ed
emotivi, molto
forti. Due figli
che con molta
fatica affermano
la loro libertà
e vengono
schiacciati da
giochi sporchi,
più forti della
loro integrità.
Una donna
innamorata e
potente che è un
po’ il prologo
di future
soluzioni
(Amneris, Eboli
per esempio)
molto più
intriganti. Una
storia d’amore
tenera e
drammatica, dove
fiducia e paura
s’intrecciano a
livelli
complessi.
Insomma un’opera
che racconta
molto e a Zurigo
è stata resa con
grande classe e
partecipazione.
Serenella
Gragnani -
www.artistaallopera.com