| Torino: ANDREA CHENIER | ||
| OPERA
INTERVISTE CRITICHE
LA
STAMPA |
18, 21, 23, 26, 28 Febbraio; 2 Marzo 2003 Andrea Chenier FABIO ARMILIATO Conductor PAOLO OLMI
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(Foto © Ramella & Giannese) |
La crisi delle voci stentoree (o, per la precisione, di valide scuole di canto) in cui versa l’attuale panorama lirico desta sempre più preoccupazione. In questo scenario desolato, profondamente grigio, una delle poche credibili possibilità di Chénier proviene dalla voce di Fabio Armiliato. Le recenti recite da lui sostenute al Regio di Torino ne sono state la conferma. L’impianto timbrico e lo spessore dei mezzi in suo possesso non sono quelli di un autentico tenore di forza. Siamo d’accordo. Purtuttavia non bisogna dimenticare che l’opera in questione non è solo foga declamatoria e piglio nervoso. Non è solo slancio eroico, quello, per intenderci, di “Si, fui soldato”. È anche introspezione lirica, afflato poetico. Elementi, questi, troppo spesso dimenticati. Ed è proprio su questo terreno, invece, che s’avverte la zampata di Armiliato. La morbidezza del suo canto, infatti, che si dipana sapientemente su di un tessuto timbrico gradevolmente brunito, rende pienamente giustizia all’aspetto maggiormente obliato, ma sommamente vero, del personaggio giordaniano: quello lirico. Manco a dirlo, il vertice supremo della interpretazione da lui proposta al Regio riposa proprio nell’aria, “Come un bel dì di maggio”, la quale sommessamente apre l’ultimo atto dell’opera, prima del drammatico epilogo. Il lirismo, dunque, nell’interpretazione di questo tenore, svetta e vince sulla forza bruta, riconducendo Chénier alla sua dimensione più autentica. Fabio Armiliato è, al momento, lo Chénier di gran lunga preferibile, uno Chénier, in continua maturazione artistica, che teme sulla sua strada ben pochi rivali. Speriamo, comunque, che il futuro riservi a qualche altro tenore la possibilità di cimentarsi in questo ruolo. Naturalmente con gli stessi risultati del primo. Alberto Bazzano LO SPETTATORE - Marzo 2003
L´OPERA DI
GIORDANO È ANDATA IN SCENA CON GRANDE SUCCESSO
IERI SERA AL REGIO Paolo Gallarati - LA STAMPA; 19
Febbraio 2003 LA NUOVA VITA DI CHENIER Alberto Mattioli - IL RESTO DEL CARLINO; 20 Febbraio 2003 ANDREA CHENIER
CONQUISTA IL REGIO Il cast presentatre grossi calibri vocali. Fabio Armiliato in Chenier svetta lucente e sicuro nelle tessiture acute, riuscendo ad ammorbidire i suoni nei momenti d'abbandono, anche con inaspettati lunghi fiati, con un declamato più cantabile che stentoreo. Daniela Dessì è una Maddalena di intensa intelligenza musicale, dall'emissione spontanea e dal bel colore, eccellente nel legato e nelle sfumature, con sottigliezze dolcissime. Juan Pons delinea un Gerard possente e dal bel timbro rotondo, con un carattere vigoroso ed espressivo. Walter Baldasso - TORINO CRONACA; 25 Febbraio 2003 Fabio Armiliato, come pochi oggi in
quest'opera, amministra i propri mezzi lungo tutto il corso della recita e
riesce a tratteggiare il poeta Chènier con finezza di tratti espressivi più
che per appassionata foga stentorea. Gli acuti, ad onor del vero, ci sono
tutti, lanciati con sicurezza ma senza quello slancio vibrante al quale una
giusta (?) tradizione ci ha abituato. In Armiliato però si ammira la volontà
di ammorbidire i suoni e di far emergere un canto che soprattutto in
"Come un bel dì di Maggio" e nel duetto finale, complice la bacchetta di
Olmi, trava quegli accenti di distesa poetica liricità solitamente
trascurati da altri interpreti odierni, soliti favorire un canto stentoreo e
di fibra che, solo in parte, rende giustizia alla ricchezza con la quale
Giordano tratteggia il personaggio in tutte le pieghe espressive. A conti
fatti, dunque, quella di Armiliato è una prestazione che conferma una
maturazione dietro alla quale si ravvisa il tentativo di perseguire una
linea di canto più sfumata e meno muscolamente enfatica rispetto a sue
passate prove. Alessandro Mormile L'OPERA - Marzo 2003 ROMANTICO "CHENIER" TRA AMORE E RIVOLUZIONE Lo spettacolo torinese è stato davvero
bello. Rossella Avanzini RASSEGNA MELODRAMMATICA - 15 Marzo 2003
¡Bienvenido Mister Chénier! En Turín la atractiva principal fue, como tiene que ser en esta ópera, un reparto por muchos motivos ideal en los tres personajes principales. La pareja artística, formada por la soprano Daniela Dessí (Maddalena di Coigny) y el tenor Fabio Armiliato (Chénier) tiene una compenetración perfecta que delata algo más que unos ensayos rigurosos y bien aprovechados. Es evidente que, sobretodo cuando se enlazan en los dos preciosos dúos, el del segundo acto y el que concluye la ópera, hay un feeling especial, artístico y de intenciones entre los dos. A eso se suma la perfecta adherencia física e interpretativa a los dos comprometidos roles: él gracias a la elegante figura, a un fraseo bien cincelado y a un acento acertado y vehemente, sabe hacerse perdonar una emisión no siempre homogénea y algún desliz en la entonación, los que compensa también con una generosidad vocal y una entrega completa. Ella compone una Maddalena en evolución, desde la adolescencia dorada y aburrida en una sociedad que no le interesa y casi no le corresponde, a la madurez de la mujer que se transforma en heroína por amor. Daniela Dessí tiene como armas principales un timbre de intensa suavidad y dulzura y una voz que se dobla dulcemente en planísimos y en etéreas messe in voce. La belleza de la artista, la elegancia y el portamento son otros tantos en su favor y la han hecho triunfar sobre todos Horacio Castiglione MUNDOCLASSICO 18-02-2003 |
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Last modified:
novembre 30, 2004