«Andrea Chenier» De Giordano. Con
F. Armilliato, D. Dessi, J. Pons, A. Rivas, V. Cortes... Orquesta
Sinfónica de Azeged y Coro de la Ópera de Bilbao. Palacio
Euskalduna. Bilbao, 16-IV-05.
Una ópera que habla de
revolución, odios, divisiones y sangre, pero también de amor,
llegó al Euskalduna el día de reflexión. Mucho texto hay en ella
en el que hallar paralelos, pero no es éste el sitio. Asistimos
a una revolución tradicional, proveniente de Parma y Catania.
París surgía de un decorado en dos planos: atrás las casas de un
barrio típico; delante, móviles, los escenarios de los cuatro
actos. Nada nuevo en los movimientos, pero todo correcto.
Palumbo se dejó llevar por el dramatismo de la partitura hasta
desbocar el sonido y obligó a los cantantes a forzar más de la
cuenta y a sepultar sus voces. Sí hubo calidad en coro y
orquesta. Lo mejor vino del apartado vocal, con un trío
protagonista del máximo nivel y un cuidado reparto de segundos,
empezando por Viorica Cortez, emotiva Madelon y más estridente
condesa.
Fabio Armiliato revalidó la excelente impresión causada en
este papel en Sevilla hace cuatro años. Chenier es quizá el
mejor de los suyos. Empezó bien sus cuatro arias, pero las acabó
aún mejor y logró vencer a la orquesta sin perder musicalidad.
Daniela Dessi reflejó la frivolidad de Magdalena en el primer
acto y la angustia en los restantes, aunque es deseable un mayor
peso del centro en la parte final de «La mamma morta». Vibrante
el dúo final. Gerard es un caballo de batalla de Juan Pons, con
el que triunfa en Viena. A su composición no se le puede poner
reparo. Se le debería escuchar más en España. El siempre frío
público de las primeras bilbaínas se rindió a estos tres
artistas, de los más adecuados hoy para sus respectivos papeles.
Gonzalo ALONSO - LA RAZON,
18 Abril 2005

Palermo:
Marzo 2005

Perfettamente azzeccata ed in forte sintonia con
la lettura registica di Del Monaco mi è sembrata la scelta artistica di
affidare a Fabio Armiliato e Daniela Dessì i ruoli legati alla coppia
protagonista di questa produzione.
A Fabio Armiliato è sufficiente pronunciare il breve ingresso di
"Madama la Contessa?" per far capire al pubblico in sala che il suo
è un Andrea Chénier animato da nobiltà autentica, caratterizzata da doti
quali lealtà, schiettezza, rispetto, coraggio, sposati, nel suo caso, ad
un sincero animo poetico. Il difficile "Improvviso" è eseguito
ottimamente con una particolare cura alla dinamica delle frasi in un
alternarsi di slanci passionali sostenuti con sicurezza, intercalati da
lirici abbandoni in un crescendo di tensione drammatica che vede come
culmine dell’invettiva il difficilissimo ma perfettamente riuscito
"contro agli uomini le lagrime dei figli"; il monologo d’ingresso è
chiuso da Armiliato con un Si bemolle pieno e squillante al quale il
pubblico decreta un generoso e prolungato applauso. Il delinearsi
dell’animo poetico e al contempo fiero di Chénier è ottimamente
completato da Armiliato, nel corso dei successivi momenti topici a lui
riservati. "Si, fui soldato" è cantato con ottimo legato,
colorando e sfumando frasi quali "Con la mia voce ho cantato la
patria!" riuscendo così a portare, anche eroicamente, in evidenza
tutta la lealtà ed il sincero amore del poeta per la propria terra. Nel
corso di quest’aria molto riuscita è risultata l’indicazione registica
che porta Chénier a impugnare una bandiera francese stesa su una tavola
a mo’ di tovaglia e con estrema decisione avvolgervisi con passione
patriottica. A suggello di una prestazione che pone, senza ombra di
dubbio, Fabio Armiliato fra i pochissimi che possono essere considerati,
odierni interpreti di riferimento di questo ruolo, vi è la romanza del
quarto quadro "Come un bel dì di maggio" cantata con notevole
passione, buon gusto ed estrema sicurezza. La buona prova vocale e
interpretativa di Armiliato è stata suggellata da un’ottima resa scenica
per la quale ha senza dubbio giovato, così come sugli altri interpreti,
la mano di Giancarlo Del Monaco.
Al fianco del protagonista maschile, a vestire i panni di Maddalena di
Coigny era una toccante Daniela Dessì la quale fa crescere
caratterialmente il personaggio nel corso dell’opera, in maniera davvero
eccezionale. Nel corso del primo quadro è bravissima, sia vocalmente che
scenicamente, a far emergere il lato frivolo, sbarazzino e leggero di
una giovane ragazza aristocratica che vive in un mondo fatto di feste,
parrucche e volti incipriati. Nei quadri successivi sfrutta
adeguatamente le molte doti in suo possesso, quali: carisma
interpretativo, ottima tecnica vocale e voce di timbro splendido per far
risaltare l’amore passionale e profondo che nutre per Chénier, ma
soprattutto per cesellare una "Mamma morta" cantata con accenti
vibranti e dolenti, tali da far trasparire tutto il dolore subito e la
rassegnazione per un futuro che senza il suo Chénier, non c’è. Il
pubblico che ha seguito ogni nota trattenendo letteralmente il fiato,
alla fine della romanza, è esploso in un’autentica ovazione.
A quanto già scritto voglio aggiungere e sottolineare le emozioni che la
coppia protagonista è riuscita, con grande naturalezza, a trasmettere
durante i fondamentali duetti toccando vertici di passione amorosa a
chiusura del secondo quadro e di grande drammaticità a chiusura
dell’opera. Tra l’altro, proprio in riferimento al duetto finale, va
detto come le notevoli difficoltà poste dalla partitura, e non ultimo da
una suono orchestrale eccessivo, siano state superate, da entrambi, con
successo.
Danilo Boaretto OPERACLICK.COM - 18.5.2005

E nella sommessa rievocazione come anche
nello slancio finale Daniela Dessì aveva modo di delineare un canto tra
limpidezza di acuti e sottile finezza di sfumature che ombravano la sua
"Mamma morta" e davano intensità ai suoi slanci drammatici. Il
protagonista di Fabio Armiliato conquistava gradualmente accenti e
accorto fraseggio e un'espressività misurata sottratta all'enfasi che,
soprattutto nella seconda parte, acquisiva apprezzabile rilievo.
Sara
Patera IL GIORNALE DI SICILIA
18 Marzo
2005

"Andrea Chénier" le tinte forti piacciono
Al buon
risultato teatrale dello spettacolo contribuiscono poi anche i bei
costumi e la buona presenza scenica dei cantanti e del coro.
Ma il successo di un´opera come Andrea Chénier passa necessariamente
dalle voci soprattutto quelle dei ruoli protagonisti. Fabio Armiliato,
Chénier, e Daniela Dessì, Maddalena, si fanno apprezzare per la continua
ricerca di una misura interpretativa che coglie il lato più riflessivo e
nostalgico di questi due personaggi ma anche per il trasporto, mai
eccessivo, con il quale affrontano le celebri pagine dell´opera. Per
loro applausi e ovazioni convinte e commosse da parte del pubblico.
Giovanni La Barbera LA REPUBBLICA - 18 Marzo 2005

Baltimore:
Aprile
1998
"Tenor Fabio Armiliato is a most
persuasive singer, with a lyrical gift and a ringing heroic sound, that made Chenier's
one-dimensional character come to life. He also had the taste and the intelligence to
resist any temptation for vulgar self-display."
Stephen Wigler
- The Baltimore Sun April 24, 1999

NICE: Giugno 2000
"Andrea
Chenier": l‘apoteosi della stagione lirica.
Fiori ed
ovazioni per lo straordinario quartetto dell’ultima opera della stagione:
Armiliato-Dessi-Lafont-Del Monaco
Armiliato
scatena applausi entusiastici
Non si fa altro che parlare de «la Dessi»
Dai fasti dell‘Ancien Régime alla ghigliottina
Da
quanto tempo non capitava di assistere ad uno spettacolo simile? Fiori
gettati a piene braccia dal pubblico ai piedi dei cantanti!
Sembrava di essere tornati anni addietro, in un‘epoca appassionata, nella
quale il pubblico non applaudiva per pura e semplice formalità,
vergognandosi di manifestare il proprio entusiasmo. Il pubblico rivendica
la sua voce. Con Andrea Chenier,
venerdì, la
stagione si è conclusa in un‘apoteosi.
Alla
fine di ogni grande aria si sono susseguiti applausi a scena aperta. Il
primo a beneficiarne
è stato Fabio
Armiliato. Col suo profilo longilineo, i tratti quasi timidi, ha investito
nel ruolo tutte le sue forze, tutto il suo cuore e tutta la sua anima. Il
risultato: impressionante (lett: ”Il nous a bouleversés”.)
Si ricorderà sicuramente del suo passaggio a Nizza.
Così come ce ne ricorderemo anche noi.
Daniela Dessi ne era la partner. Anche lei ci ha commosso. Nei corridoi,
dopo lo spettacolo, si parlava ancora de «la Dessi». Se l’avessimo saputo,
avremmo svuotato per lei il mercato dei fiori! Bisognava essere di marmo,
per non commuoversi alla vista dei due amanti, che, alla fine, cantando
“Viva la morte insiem”, avanzavano verso il patibolo!
La
prestazione di tutti ci ha gettato nelle vertigini dell’arte lirica,
facendoci perdere la testa – proprio come ad Andrea Chenier!
André PEYREGNE - NICE MATIN 28 maggio 2000
"L'annuario
lirico del 1940 alla voce
Andrea Chenier
reca ben 47 nomi di tenori disponibili. Oggi è già un piccolo
miracolo di poterne disporre di un paio. E' accaduto all'Opéra di Nizza,
frequentata da molti italiani, dove hanno sostituito Neil Shicoff con il
nostro Fabio Armiliato. Un cambio tutto sommato ininfluente, poichè il
tenore genovese ha sfoggiato sicurezza e buone intenzioni d'interprete
riportando un brillante successo personale."
Giorgio GUALERZI - FAMIGLIA CRISTIANA 18
Giugno 2000
.... “Nel
ruolo di protagonista Neil Shicoff è stato sostituito nientemeno che
da Fabio Armiliato che già dopo aver cantato le prime strofe ha fatto
passare in seconda linea – almeno per tutta la durata della serata –
eventuali pensieri malinconici rivolti al suo grande collega. Ha eseguito
infatti il recitativo che precede l‘“Improvviso“ (“Colpito qui m’avete”)
in maniera credibile e toccante, infondendo nell’aria stessa tutta la
forza e lo smalto della sua voce, timbrata non in maniera estremamente
nobile, ma tuttavia caratteristica e ben guidata. Non ha nessun problema a
raggiungere le note acute e la base baritonale della sua voce rende
gradita e bella anche la zona centrale. Nei duetti con Maddalena e nelle
scene con Gerard, Armiliato dimostra che oltre a disporre di un grande
bagaglio tecnico, sa anche inserirsi negli assiemi in maniera ottimale.”
P. König OPERNGLASS – 7/8 2000
SEVILLA: Dicembre
2001
Voci di grande impatto: Un tenore
di quelli che non esistono più.
"Dopo
che Mario del Monaco e Franco Corelli smisero di cantare questo ruolo,
pochi teatri hanno provato a rappresentare quest'opera per lae grandi
difficoltà che comporta: solisti con grandi voci larghe e poderose, ma
capaci anche di affrontare le delicatezze di certi passaggi....Fabio
Armiliato non poteva prendere migliori modelli per interpretare il ruolo
di Chenier: Corelli e Del Monaco. Il che significa che nè più nè meno qui
siamo davanti ad un tenore che possiede una pura voce lirica, ma potente e
virile; con un timbro bellissimo che non si deforma nei cambi di registro
e con una straordinaria capacità di fraseggio e di colorare la frase. Dopo
il suo Improvviso iniziale ha raccolto la più fragorosa ovazione
dal un pubblico che non aveva mai ascoltato un tenore di tali meravigliose
qualità artistiche".
ANDRÉS MORENO MENGÍBAR. - Diario De Sevilla
, 2 Dicembre 2001

Fabio Armiliato è un tenore meraviglioso.
Un artista che canta con la sensibilità di una mente che è puro cuore e
con l'intelligenza di un cuore che sembra essere cresciuto ascoltando voci
come quelle di Gigli, Corelli o Del Monaco.
E' a questi nomi mitici nella storia di ANDREA CHENIER che dobbiamo
rapportarci per rendere l'idea dell'entità della sua indimenticabile
interpretazione del poeta romantico. Fin dalla sua prima aria, il famoso
Improvviso Un dì all'azzurro spazio, Armiliato ha dato
dimostrazione della sua classe. La pastosità e bellezza della sua voce
lirica e carnosa, sincera e compenetrata fin dal più profondo, con
abbandono e senza mai tirarsi indietro, governata da un' espressiva
sensibilità, furono l'annuncio di una prestazione memorabile.
L'aria Come un bel dì di Maggio ha messo in mostra il suo
materiale vocale di autentico tenore lirico-spinto per dare una lezione
di canto. La nobiltà della sua interpretazione, il suo fraseggio così
completo e il suo modo di dire a cuore aperto a fatto venire un nodo in
gola a tutti gli spettatori.
I duetti, con il materiale vocale descritto dell'ANDREA CHENIER di
Armiliato, sono già immortalati nella memoria di coloro che hanno potuto
essere presenti a questa sensazionale recita di due artisti che sembrano
venire da un'altra era."
JUSTO ROMERO - El Mundo, 5 Dicembre 2001
"La maggior
responsabilità cade nel
ruolo di ANDREA CHENIER che è una classica <opera del tenore>. Fabio
Armiliato, che ha interpretato il ruolo del poeta, ha ottenuto il più
grande trionfo della serata ricevendo la più calorosa ovazione finale e
applausi a ciascuna delle sue quattro arie. Di bell'aspetto, è giovane e
la sua voce di lirico-spinto cattura per il suo colore, la sicurezza del
registro acuto e per la densità e la rotondità del suo registro centrale;
ma soprattutto per il suo modo di cantare, con gusto, abbandono ed
emozione. Lascia a Siviglia una legione di ammiratori. E io posso ora
dormire più tranquillo sapendo che ora ci saranno ancora ANDREA CHENIER
nel Mondo.
RAMON MARIA SERRERA - ABC, 5 Dicembre 2001
"Fabio Armiliato è stato straordinario
per l'intelligenza con la quale ha affrontato un ruolo incarnato nel
passato da grandi voci come quelle di Gigli, Corelli e Del Monaco.
Ha modellato gli accenti drammatici con la naturalezza lirica della sua
voce, amministrando benissimo il pericoloso terzo atto con un vibrante
Si fui soldato. E' giunto poi alla sua gran scena finale senza alcun
segno di affaticamento, affrontando un poetico Come un bel dì di
Maggio e unendosi a Giovanna Casolla per vibrare insieme nello
spettacolare duetto finale."
GONZALO ALONSO - La Razon, 5 Dicembre 2001
TORINO:
Febbraio 2003
Fabio Armiliato: l’ultimo (forse) degli Chénier.
Rappresentata al “Regio” di Torino la celebre
opera di Umberto Giordano
La
crisi delle voci stentoree (o, per la precisione, di valide scuole di
canto) in cui versa l’attuale panorama lirico desta sempre più
preoccupazione. In questo scenario desolato, profondamente grigio, una
delle poche credibili possibilità di Chénier proviene dalla voce di
Fabio Armiliato. Le recenti recite da lui sostenute al Regio di Torino ne
sono state la conferma. L’impianto timbrico e lo spessore dei mezzi in suo
possesso non sono quelli di un autentico tenore di forza. Siamo d’accordo.
Purtuttavia non bisogna dimenticare che l’opera in questione non è solo
foga declamatoria e piglio nervoso. Non è solo slancio eroico, quello, per
intenderci, di “Si, fui soldato”. È anche introspezione lirica, afflato
poetico. Elementi, questi, troppo spesso dimenticati. Ed è proprio su
questo terreno, invece, che s’avverte la zampata di Armiliato. La
morbidezza del suo canto, infatti, che si dipana sapientemente su di un
tessuto timbrico gradevolmente brunito, rende pienamente giustizia
all’aspetto maggiormente obliato, ma sommamente vero, del personaggio
giordaniano: quello lirico. Manco a dirlo, il vertice supremo della
interpretazione da lui proposta al Regio riposa proprio nell’aria, “Come
un bel dì di maggio”, la quale sommessamente apre l’ultimo atto
dell’opera, prima del drammatico epilogo. Il lirismo, dunque,
nell’interpretazione di questo tenore, svetta e vince sulla forza bruta,
riconducendo Chénier alla sua dimensione più autentica.
Fabio
Armiliato è, al momento, lo Chénier di gran lunga preferibile, uno
Chénier, in continua maturazione artistica, che teme sulla sua
strada ben pochi rivali. Speriamo, comunque, che il futuro riservi a
qualche altro tenore la possibilità di cimentarsi in questo ruolo.
Naturalmente con gli stessi risultati del primo.
Alberto Bazzano LO SPETTATORE - Marzo 2003
L´OPERA DI
GIORDANO È ANDATA IN
SCENA CON GRANDE SUCCESSO IERI SERA AL REGIO.
APPLAUSI PER ARMILIATO E LA DESSÌ
L´esecuzione è stata costellata di ovazioni per Fabio Armiliato,
protagonista di grande eleganza, con uno stile che ricorda un poco quello
di Domingo per il controllo e la pulizia del fraseggio. Ha voce bella, con
un timbro naturalmente espressivo e commosso. Forse gli gioverebbe qualche
slancio passionale in più: ma capisco la sua preoccupazione di non cadere
nell'enfasi. Stessa classe e stesso controllo nel canto di Daniela Dessì,
eccellente Maddalena, che cerca di dare al suo personaggio lo spessore che
non possiede, lasciando fluire la voce in note belle e dolcemente legate e
prestando alla protagonista una figura nobile.
Paolo Gallarati - LA STAMPA; 19 Febbraio
2003
LA NUOVA VITA DI
CHENIER
In scena, la coppia «glam» dell'opera italiana, innamorata in palcoscenico
e fuori. Lui, Fabio Armiliato, è un delmonachista non pentito che però
regge bene alla distanza: non sarà uno Chénier storico (e dove sarebbe,
oggi?), ma alla fine risulta affidabile e convincente. Lei, Daniela Dessì,
è perfetta perché, come tutte le vere primedonne dell'opera fin-de-siècle,
riesce a essere voluttuosa anche quando narra di disgrazie.
Alberto Mattioli - IL RESTO DEL CARLINO;
20 Febbraio 2003
ANDREA CHENIER
CONQUISTA IL REGIO
Non ci sono mai sentiti tanti applausi in una prima!
Il cast presentatre grossi calibri
vocali. Fabio Armiliato in Chenier svetta lucente e sicuro nelle tessiture
acute, riuscendo ad ammorbidire i suoni nei momenti d'abbandono, anche con
inaspettati lunghi fiati, con un declamato più cantabile che stentoreo.
Daniela Dessì è una Maddalena di intensa intelligenza musicale,
dall'emissione spontanea e dal bel colore, eccellente nel legato e nelle
sfumature, con sottigliezze dolcissime. Juan Pons delinea un Gerard
possente e dal bel timbro rotondo, con un carattere vigoroso ed
espressivo.
Walter Baldasso - TORINO CRONACA; 25
Febbraio 2003
COLPITO QUI M'AVETE
Fabio Armiliato, come pochi oggi in
quest'opera, amministra i propri mezzi lungo tutto il corso della recita e
riesce a tratteggiare il poeta Chènier con finezza di tratti espressivi
più che per appassionata foga stentorea. Gli acuti, ad onor del vero, ci
sono tutti, lanciati con sicurezza ma senza quello slancio vibrante al
quale una giusta (?) tradizione ci ha abituato. In Armiliato però si
ammira la volontà di ammorbidire i suoni e di far emergere un canto che
soprattutto in "Come un bel dì di Maggio" e nel duetto finale,
complice la bacchetta di Olmi, trova quegli accenti di distesa poetica
liricità solitamente trascurati da altri interpreti odierni, soliti
favorire un canto stentoreo e di fibra che, solo in parte, rende giustizia
alla ricchezza con la quale Giordano tratteggia il personaggio in tutte le
pieghe espressive. A conti fatti, dunque, quella di Armiliato è una
prestazione che conferma una maturazione dietro alla quale si ravvisa il
tentativo di perseguire una linea di canto più sfumata e meno muscolarmente
enfatica rispetto a sue passate prove.
Nella compagnia di canto brillava di luce propria Daniela Dessì che ha
maturato e reso ancor più intensa e toccante la sua interpretazione di
Maddalena di Coigny, così da renderla interprete di riferimento per questa
parte. Non sono solamente il prezioso colore del timbro e la ferma
solidità dell'emissione a sostenere il suo canto. C'è anche la volontà di
donare al ruolo uno spessore espressivo affidato alle vibrazioni fascinose
di un fraseggio moderno e stilisticamente anti-verista, che si ammira per
le morbide sfumature di un legato dolce ed allo stesso tempo intenso, sia
nel duetto del secondo atto che nell'aria "La mamma morta"
magistralmente eseguiti.
Alessandro Mormile L'OPERA - Marzo 2003
ROMANTICO "CHENIER"
TRA AMORE E RIVOLUZIONE
Lo spettacolo torinese è stato
davvero bello.
La compagnia di canto ha risposto con eccellente sensibilità
interpretativa. Convinvente la prova di Fabio Armiliato nel ruolo di
Chènier per il bel timbro, la buona dizione, il trasporto.
Il tempreramento di Daniela Dessì ha contribuito a rendere la difficile
parte di Maddalena, con una linea di canto espressiva e un'interpretazione
di toccante emotività.
Rossella Avanzini RASSEGNA MELODRAMMATICA - 15 Marzo
2003

¡Bienvenido Mister Chénier!
En Turín
la atractiva principal fue, como tiene que ser en esta ópera, un reparto
por muchos motivos ideal en los tres personajes principales. La pareja
artística, formada por la soprano Daniela Dessí (Maddalena di Coigny) y
el tenor Fabio Armiliato (Chénier) tiene una compenetración perfecta que
delata algo más que unos ensayos rigurosos y bien aprovechados. Es
evidente que, sobretodo cuando se enlazan en los dos preciosos dúos, el
del segundo acto y el que concluye la ópera, hay un feeling
especial, artístico y de intenciones entre los dos. A eso se suma la
perfecta adherencia física e interpretativa a los dos comprometidos
roles: él gracias a la elegante figura, a un fraseo bien cincelado y a
un acento acertado y vehemente, sabe hacerse perdonar una emisión no
siempre homogénea y algún desliz en la entonación, los que compensa
también con una generosidad vocal y una entrega completa. Ella compone
una Maddalena en evolución, desde la adolescencia dorada y aburrida en
una sociedad que no le interesa y casi no le corresponde, a la madurez
de la mujer que se transforma en heroína por amor. Daniela Dessí tiene
como armas principales un timbre de intensa suavidad y dulzura y una voz
que se dobla dulcemente en planísimos y en etéreas messe in voce.
La belleza de la artista, la elegancia y el portamento son otros
tantos en su favor y la han hecho triunfar sobre todos
Horacio Castiglione
MUNDOCLASSICO 18-02-2003

VENEZIA: Aprile 2003
LA RIVINCITA DEL POETA
Venezia: al Palafenice una
lettura musicale e vocale di notevole livello ha restituito ad Andrea
Chénier la sua dimensione di capolavoro del realismo storico.
Ci sono interpretazioni che hanno
la capacità di gettare su certe partiture una luce critica insolita. E
valgono più di una dotta esegesi. E’ il caso delle esecuzioni di Andrea
Chénier ascoltate di recente a Torino e Venezia e che hanno segnato
l’ennesima affermazione dell’accoppiata Dessì-Armiliato.
Sappiamo che l’opera più nota di Umberto Giordano è rimasta ai margini
degli interessi musicologici per ragioni diverse: spesso motivazioni più
ideologiche (quando non ignoranza preventiva e snobismo) che non dettate
dall’analisi della partitura.
Ora, anche a voler trascurare la capacità dello Chénier di
innescare nel pubblico reazioni di calorosa partecipazione, sarebbe
davvero il caso di mettere ordine alla confusione ideologico-culturale che
grava tuttora su questo o altri titoli del teatro verista. E a tale
proposito mi sembra che il punto di partenza, com’è accaduto nel caso
della rinascita del Barocco e di Rossigni, potrebbe essere proprio una
maggiore frequenza esecutiva affidata a interpreti di livello. Un auspicio
che sorge anche dalla constatazione che i nostri stessi teatri si stanno
disabituando a questo repertorio, come dimostra il fatto che a Venezia
l’opera era assente da oltre un quarantennio.
Si dà il caso che i contributi dei cantanti e, in parte del direttore
d’orchestra, ci abbia restituito Andrea Chénier per quello che è:
un capolavoro del cosiddetto realismo storico che tiene uno spazio
insostituibile nella storia del melodramma.
Ecco allora che l’estetica dell’urlo o del coltello (o, nella fattispecie,
della ghigliottina) si riproporziona. Affidata a cantanti di classe e a un
direttore duttile, l’opera di Giordano rivela finezze inattese senza che
ne patisca la teatralità concisa, lasciando addirittura scoprire in alcuni
momenti una dimensione quasi cameristica. Naturalmente pure in questi casi
ci vuole misura. Le depurazioni non sono in sé garanzia di interpretazioni
vitali: a voler troppo ripulire una partitura dalle tante presunte
volgarità, si corre il rischio di snaturarla.
Nell’edizione proposta con successo
al Palafenice l’operazione è comunque riuscita in pieno e sottoscrivo il
resoconto di Alessandro Mormile in occasione della rappresentazione
torinese (vedi L’OPERA n. 170).
Di mio dirò che cantanti come Daniela Dessì e Fabio Armiliato hanno la
capacità di sciogliere molti problemi dell’interpretazione verista. La
tecnica solida, le emissioni duttili, il senso del fraseggio vario e
sfumato servono al meglio questa partitura, calibrando l’espressività
secondo gli interni percorsi dinamici che caratterizzano la vocalità di
Giordano.
Armiliato rende umano e poetico un ruolo sottoposto dalla tradizione a
esplosioni viscerali. E’ comunicativo pur senza la malìa di un timbro
cosiddetto ”latino”. E che non abbia il tonnellaggio vocale di qualche
Chénier del passato poco importa. Sfoggia acuti sicuri e squillanti, un
fraseggio musicalissimo. Presta costantemente attenzione all’espressione.
E’ insomma personaggio a tutto tondo.
Idem
Daniela Dessì, toccante Maddalena. Restituisce la dolcezza del ruolo e ne
individua l’ardore con misura e senso della progressione, fornendo una
plausibilità drammatica complessiva intensa. La sua “Mamma morta” poi, è
un’interpretazione da manuale.
Roberto Mori - L’OPERA, Maggio 2003
"Andrea
Chénier"
o il trionfo del verismo
L'opera
presentata in un allestimento vecchio stile, con un eccellente trio di
voci.
La distribuzione
vocale poteva contare su tre eccellenti voci protagonistiche. Fabio
Armiliato non è un tenore eroico, sulla scia della lunga serie di cantanti
celeberrimi; eppure una scelta prevalentemente lirica illumina aspetti
meno divulgati dell'arduo personaggio di Chénier.
Armiliato canta con decoro, emerge nel toccante «Come un bel dì di maggio»
ed esalta gli acuti svettanti. Commosso e commovente il canto di Daniela
Dessì (Maddalena), che incarna alla perfezione l'angoscia, la
trepidazione, la dedizione al sacrificio proprie delle eroine veriste (ma
senza abusi veristici).
Mario
Messinis IL GAZZETTINO, 22 Aprile 2003
«Andrea
Chénier»
salvato dalla compagnia di canto
La compagnia di canto
offre gli spunti più confortanti. A cominciare dalla Maddalena di Daniela
Dessì. Damina dormiente scivolata via nel primo quadro, con il suo
agonizzare interiore il canto di donna sola si fa possente, vibrante,
fierezza di slanci in nobiltà di controllo vocale, lucidità che trasforma
la morte in delirio luminoso. Quando affronta il suo Improvviso Andrea
Chénier (Fabio Armiliato) sembra uscire dall'ironica descrizione che ne ha
dato la Contessa («La vostra Musa è la Malinconia»). Perché qui si
sfoggiano per tradizione vitalismo e fremiti. Lo "strumento" di Armiliato
non ha gran corpo ma sfoggia con personalità eleganza di fraseggio di
prim'ordine, intonazione e chiarezza.
Carlo De Pirro IL MATTINO, 22 Aprile
2003
TRIONFA "ANDREA
CHENIER"
Lo spettacolo veneziano si avvale di
tre splendide voci, tre grandi attori cantanti: Fabio Armiliato, Chénier,
Daniela Dessì (straordinaria), Maddalena e Alberto Gazale, Gérard.
Dino Villatico - LA REPUBBLICA, 22 Aprile
2003

BOLOGNA:
Febbraio 2004
VERSO LA LUCE E LA LIBERTA'
Sebbene risulti ancora indigesto da
parte della critica, Andrea Chénier, capolavoro indiscusso di Umberto
Giordano, è sempre amatissimo dal grande pubblico....Merito anche di una
coppia lirica che da qualche anno a questa parte sta felicemente
monopolizzando i ruoli protagonistici del celebre Poeta e della sua
infelice amante Maddalena de Coigny: Fabio Armiliato e Daniela Dessì.
Iniziamo dal tenore Armiliato che nel corso degli anni ha affinato
ammirevolmente le proprie capacità espressive, con una grande e ricca
tavolozza di colori, curando meticolosamente il fraseggio ricco di
nuances, già in bella evidenza nel fatidico "Improvviso" del primo atto, e
al culmine nei "Pochi versi" scritti in carcere cesellati con filature e
mezze voci, ardente ed incisivo nell'invettiva "Si, fui soldato" del terzo
atto. Si aggiungano la padronanza musicale e la facilità all'acuto,
squillante e timbrato e si completi, così, il ritratto di un ottimo
Cheniér.
A. Merli L'OPERA
Marzo 2004
