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REVIEWS
Dessì, straordinaria Butterfly
Grande interpretazione del soprano con la regia della Scotto
Al Teatro delle Muse otto minuti di applausi
di MARIA MANGANARO
ANCONA - Sapevamo tutti che grande soprano fosse Daniela Dessì, ma che
fortuna ascoltare dal vivo una voce come la sua, preziosa e leggera (nel
senso di una continuità di emissione magnetica e rara).
Con l'imperdibile messinscena di "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini
(libretto di Giacosa e Illica: "la santissima trinità" così definita i tre
Giulio Ricordi) si conclude la prima stagione lirica del nuovo corso delle
Muse suggellata da un'opera popolare e amata ma vocalmente difficile e
impegnativa, "un autentico banco di prova per ogni soprano", ci ricordava
Renata Scotto, la regista che nella sua cinquantennale e fortunata carriera
di soprano ha puntualmente incontrato Butterfly. Sostenuti da un andamento
musicale che il valente direttore d'orchestra Renato Palumbo lascia
"naturalmente" aderire alla partitura di Puccini, i cantanti-attori,
l'Orchestra Filarmonica Marchigiana e il coro Bellini trovano momenti
espressivi alti. Sopra tutti vola leggera la farfalla sino karakiri finale,
affiancata dalla fedele Suzuki, interpretata dal mezzosoprano Chiara
Chialli, sua degna compagna di scena in quanto a voce e gestualità. Non per
nulla Chiara, nel suo percorso di formazione, ha incrociato Ferruccio Soleri
(il più grande Arlecchino dei nostri tempi, quello che ha lavorato con
Strelher) e sa tradurre il suo ruolo di cameriera in un personaggio dalle
orientali movenze delicate e drammatiche senza mai perdere un tempo. La
regia della Scotto usa appieno le infinite risorse visive create da Beni
Montresor per il suo storico allestimento ripreso qui ad Ancona dopo Genova.
La Dessì misura la sua gestualità sui canoni nipponici (ricordiamo che, solo
qualche mese fa, è stato primo soprano occidentale a cantare Butterfly in
Giappone). Poggia il peso del suo corpo su una gamba disegnando delicate
curve del corpo, senza ostentazioni usa il gesto delle braccia e delle mani
all'orientale, si suicida come un samurai nel suo ampio kimono bianco
coperto sulle spalle da lunghe ciocche sciolte di capelli neri e, intanto,
con la voce fa miracoli nel duetto d'amore con il Pinkerton di Fabio
Armilato, nel parlare al figlioletto (Camilla Orazi, ovvero la deliziosa
figlia di cinque anni del direttore artistico di questa fortunata stagione
inaugurale) bimbo di poco più di due anni), nel quasi parlato, nel sussurro
e in tutto il resto. Ogni momento rimane nella memoria e si vorrebbe
raccontarla tutta l'esperienza di spettatore affascinato da uno spettacolo,
praticamente, a scena unica che desta meraviglia grazie a un esemplare uso
delle luci pastello che ci riportano direttamente all'estetica e
all'immaginario giapponesi: il celeste del nido d'amore, il rosso del "Ti
rinneghiamo" che suona come una maledizione, il blu del mare che scolora
nell'azzurro del cielo, l'arancio dell'attesa di una lunga notte a scrutare
l'orizzonte con Cio-Cio San, Suzuki e il figlio fissi e immobili nel
passaggio dal secondo al terzo atto che qui, come nella prima stesura
dell'opera che Puccini cambiò dopo il fiasco alla Scala, non ha soluzione di
continuità e si spegne su un coro muto da dietro le quinte, basso ed
emotivamente forte. Gli specchi ai lati della scena moltiplicano e
alleggeriscono i bei movimenti degli interpreti che uscendo si raddoppiano
prima di sparire in un magico nulla. I costumi poi sono realizzati con il
gusto di un occidentale che guarda all'oriente, attraverso Klimt, talvolta.
Una nota particolare meritano anche il giovane baritono Enrico Marruci nel
ruolo di un convincente Sharpless e il basso Luciano Graziosi, efficace
presenza nei panni dello zio Bonzo.
Otto minuti di scroscianti applausi dal pubblico del debutto, oggi e sabato
le repliche della Butterfly.
IL MESSAGGERO - 12 Dicembre 2002
In un trionfo di luce si spengono quegli occhi pieni di malìa
ANCONA — Nel segno
della raffinatezza visiva e del coinvolgimento emotivo è andata in scena
martedì alle Muse Madama Butterfly, terza e ultima opera della stagione
lirica. Diversi per epoche, autori, vicende, caratteri musicali, i tre
melodrammi sono parsi uniti dal filo conduttore della nitidezza: la purezza
visiva è infatti la cifra comune dell'Idomeneo mozartiano, della Lucia di
Donizetti e di questa Butterfly di Puccini.
Le scene e i costumi di Beni Montresor rispettano tempo e luogo, in un
allestimento povero di orpelli floreali, ma dove trovano modo di risplendere
nel bagliore solare dei fondali, nel predominio delle tinte chiare dei
costumi, nel riflesso degli specchi laterali in cui i personaggi si
raddoppiano. Un trionfo della luce fino alla fine, quando addirittura il
velo che scende dall'alto e che separa orizzontalmente la scena si accende
di un lampo folgorante, cade e avvolge la protagonista morente. Un colpo
scenico di forte impatto emotivo, tenuto nascosto fino alla vigilia da
Renata Scotto, ieri meravigliosa interprete di Butterfly e oggi regista di
questo spettacolo. Vi si rivela decisiva la presenza della sensibilità
femminile: quella della Scotto, che ha sviluppato il dramma sulla scia di un
sentimento materno certo non sconosciuto; quella di Daniela Dessì, soprano
capace di travolgere il pubblico fino alle lacrime in un'onda emotiva
crescente, con la voce che si fa via via più drammatica, con la recitazione
che l'accompagna in stretta sintonia.
Il tenore Fabio
Armiliato è stato un Pinkerton giovanile d'aspetto, squillante di voce,
capace di rendere il carattere incerto del personaggio. Chiara Chialli ha
dato a Suzuki vibranti connotazioni vocali e sceniche, mentre Enrico
Marrucci è stato un perfetto Sharpless. Parole speciali merita il direttore
Renato Palumbo che ha condotto magnificamente la Filarmonica Marchigiana
cosicché i colori, le sonorità, la bellezza della partitura sono venuti
fuori. Nel sommesso coro a bocca chiusa anche la compagine vocale del coro
Bellini ha molto ben figurato.
Tanti gli applausi
anche a scena aperta piovuti su tutti e interminabili quelli finali
tributati in particolare alle due donne di Butterfly, la Scotto e la Dessì.
Repliche stasera e
sabato.
Rosanna Luciani IL RESTO DEL CARLINO - 12 Dicembre 2002
BUTTERFLY, LA LUCE DELL'ANIMA
Ottimi gli interpreti.
…E'
innanzitutto per la prim'attrice soprano Daniela Dessì, una Butterfly di
eccellente levatura che ti conquista in crescendo con lo spiccato lirismo
del canto e con la credibilità scenica del ruolo; con lei, vibrante di note
tenorili accese, il Pinkerton di Fabio Armiliato.
Successo grandissimo !"
Fabio Brisighelli – CORRIERE ADRIATICO -
12 Dicembre 2002
LA
FARFALLA DELLE MERAVIGLIE
Ancona: grande chiusura della prima stagione al Teatro delle Muse con
Madama Butterfly affidata alla magia vocale di Daniela Dessì, in stato di
grazia, e alla baldanza tenorile di Fabio Armiliato
Le vesti
dell'ufficiale vanno a pennello a Fabio Armiliato ma ancora più importante
eè che gli sta a pennello la parte, soprattutto ora che ha raggiunto una
padronanza della voce, una varietà di sfumature e una duttilità di fraseggio
che qualche anno fa non aveva, almeno non fino a questo livello: ora può
dare a Pinkerton la giusta dose di sventatezza tenorile nel primo atto ma
anche renderlo più consapevole e riflessivo, quando torna in scena nel
terzo, ad anni di distanza.
....Dulcis in fundo: abbiamo lasciato per ultima Daniela Dessì. Si direbbe
che la presenza d'una grande maestra del fraseggio come Renata Scotto
l'abbia spinta a curare ancora di più il proprio, raggiungendo a sua volta
punte di straordinaria maestria: la linea vocale era sinuosa, delicatamente
cesellata, sfumata all'infinito tra tutte le gradazioni dal pianissimo al
mezzoforte, senza mai una forzatura, senza mai una tensione, come se questa
parte faticosissima non avesse peso.
Mauro Mariani L'OPERA - Gennaio 2003 |