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« Aida » 2003 al Liceu di Barcellona. I giornali
spagnoli grondano di elogi e « La Razòn » scrive: « E' difficile trovare
oggi un Radamès migliore di Fabio Armiliato » . Sarà anche difficile, ma
proprio da oggi Armiliato sarà Radamès nell' « Aida » che andrà in scena
al Teatro Regio di Parma con Daniela Dessí nel ruolo del titolo ( ore
15.30). Al loro fianco Luciana D'Intino ( Amneris), Juan Pons (
Amonasro), Enrico Turco ( Re d'Egitto) e Mario Luperi ( Ramfis). Sul
podio Bruno Bartoletti. Non c'è che dire: quest'anno va di lusso.
Praticamente un raddoppio di première dopo che l' « Aida » del Festival
Verdi aveva esordito col binomio Guleghina Giuliacci ( per malattia di
Armiliato). Sarà una domenica affollata di pubblico e di critica.
L'attesa è palpabile. Alla cronaca non resta che riportare un dato:
Armiliato è costantemente cresciuto nello studio di se stesso e della
propria voce. Non conosce la routine.
« Ho sempre cercato spiega il tenore - di raggiungere un certo
tipo di personalità vocale. Non ci può essere una perfezione nel canto.
Gigli sosteneva che ci vorrebbe una vita per imparare e un'altra ancora
per cantare. No, non è nel mio ordine di idee "definirmi" o darmi
un'etichetta.
Credo che a dare il senso di me siano i ruoli che interpreto: Don
Josè, Radames, Des Grieux, Andrea Chènier, Paolo nella ' Francesca da
Rimini' e via dicendo.
Certo è un repertorio pesante e molto impegnativo anche tecnicamente,
quindi da affrontare quando si ha la consapevolezza di non essere al
limite delle proprie possibilità. Quando, in tutta onestà con se stessi,
si pensa di poter contare su un "margine" sempre attivo a
disposizione. Io ci sono arrivato progressivamente, dicendo molti ' no'
nel passato » .
La liaison di Fabio Armiliato con Daniela Dessí, splendida interprete
e gran voce italiana, è una delle realtà pi ù importanti, sul piano
artistico, degli ultimi anni. Innamorati, hanno unito vita e carriera.
Ma non è complicato vivere e lavorare insieme? « Nient'affatto
risponde il tenore Non c'è cosa pi ù bella del cantare con la persona
che si ama. Se avessimo avuto repertori diversi, avremmo trascorso la
vita separati: io in un teatro, lei in un altro .
Invece abbiamo avuto la fortuna di trovarci in una fase della
carriera nella quale il livello interpretativo di entrambi ci permetteva
di affrontare insieme le stesse opere. Il sentimento che ci unisce
nella vita è qualcosa che il pubblico avverte anche quando cantiamo:
questo ci ha permesso di valorizzare in termini artistici ne sono
convinto il repertorio verista o coevo, cioè titoli come ' Manon
Lescaut', ' Adriana Lecouvreur' e ' Francesca da Rimini', dove la coppia
dei protagonisti riesce a comunicare il massimo delle emozioni solo se è
in grado di sperimentare una complicità profonda, un'intimità. Daniela
ed io, tra l'altro, abbiamo le stesse idee musicali e questo ci ha
permesso di affrontare in piena sintonia l'approfondimento
interpretativo dei rispettivi ruoli » .
Ma veniamo alle dolenti note. E' vero che in Italia l'opera
boccheggia come una povera balena sulla spiaggia? « La situazione è
complessa - commenta Armiliato - Io però ho un'opinione: che si sia
persa la scuola italiana di canto.
Inoltre non esiste, in Italia, una casa discografica di riferimento
per i grandi interpreti del melodramma. La Cetra, in passato, fece un
buon lavoro. Ma di fatto non c'è più una prestigiosa etichetta nazionale
che rappresenti i migliori artisti italiani. E' una follia, se si pensa
che Del Monaco e la Tebaldi sono stati la fortuna del marchio Decca! La
scuola italiana ha insegnato al mondo che cos'è il canto. Ma senza una
forza dietro, senza una tutela, senza un investimento reale e
costruttivo anche dei «media», essa va spegnendosi. In Italia gli
artisti di valore devono lottare. Altrove i talenti vengono difesi
» .
Elena Formica LA GAZZETTA DI PARMA - 19 Giugno 2005
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