Di assoluto
rilievo
l'aspetto
musicale.
L'amore di
Daniel Oren
per Aida è
risaltato, in
questa
occasione,
ancora una volta
con evidenza.
Della partitura
verdiana Oren
mostra di
conoscere ogni
più piccola
sfumatura, che
poi rende
all'ascolto
attraverso una
concertazione di
straordinaria
limpidezza. I
tempi sono
morbidamente
languidi, le
scelte dinamiche
sempre
improntate alla
ricerca dei
contenuti più
intimi della
musica e scevre
dall'inseguimento
di facili
effetti. Per lui
un meritato
successo.
Emozionante
l'Aida di
Daniela Dessì,
la quale ci ha
fatto riscoprire
il lato
drammatico del
personaggio
senza
trascurarne gli
aspetti più
squisitamente
lirici. L'Aida
della Dessì si
accende del
fuoco della
passione e si
abbandona
struggentemente
all'amore senza
mai dimenticare
di essere figlia
di re; il
fraseggio è
morbidamente
incisivo, le
mezzevoci sono
morbidissime,
gli acuti
svettano sicuri,
il registro
centrale è caldo
e rotondo. "O
cieli azzurri" è
una lezione di
canto e
d'interpretazione.
Per lei ovazione
finale ed
applausi a scena
aperta.
Fabio Armiliato
è un Radames di
grande intensità
, palpitante di
ardore giovanile
ed al contempo
tormentato da
mille dubbi; la
voce è sicura
sin dalle prime
note di "Se quel
guerrier io
fossi",
ottimamente
risolto, e si
piega duttile al
lirismo del
terzo e quarto
atto. Di
Armiliato
colpiscono
l'uniformità
della linea di
canto e l'
attenzione
costante di
colori ed
accenti. Anche
per lui un
successo pieno e
meritatissimo.
Successo
travolgente da
parte del
pubblico che
gremiva
l'anfiteatro.
Alessandro
Cammarano:
OPERACLICK - 24
Giugno 2009
Vieni, o
guerriero
vindice, vieni a
gioir con noi!
Eroine
coraggiose e
risolute, che
sfidano impavide
la morte... ma
che devono
battere in
ritirata di
fronte ad un
temporale estivo
qualsiasi. E
così, saltata la
recita di Carmen
prevista per
venerdì scorso,
il compito di
inaugurare l'
87¡ Festival
Lirico dell'
Arena di Verona
passa ad Aida,
quartultima
opera di
Giuseppe Verdi.
Ed è tutto un
luccicar di
stelle, in
platea ma
soprattutto sul
palco.
Daniela Dessì
che aveva
affrontato il
ruolo dell'
eburnea
principessa per
l' ultima volta
quattro anni fa
a Parma, si
riconferma
Verdiana di gran
lusso: la voce,
grazie ad un'
emissione
immacolata,
percorre senz'
ombra di sforzo
il difficile
spazio, domina
le ardue
impennate
drammatiche e si
esalta in
dolcissimi
pianissimi nei
momenti più
lirici. Ma
questo non
basta, è altro
quello che la
rende davvero
congeniale alla
poetica del
Genio di
Busseto: quel
suo "bruciare"
in scena, quella
verità che
riesce a donare
al dramma,
quell'
illuminare ogni
singola frase di
luce
costantemente
nuova... La
Dessì non canta
Aida, la Dessì
E' Aida.
Discorso analogo
potremmo fare
per Fabio
Armiliato
che già col
perfetto
"Celeste Aida"
ci presenta il
biglietto da
visita di quello
che sarà il suo
Radames: giovane
certo avezzo a
sogni di gloria,
ma soprattutto
irrimediabilmente
innamorato della
giovane Etiope.
Bellissima la
disperata chiusa
del terzo atto,
e struggente il
finale in cui,
ovviamente anche
grazie ad una
protagonista di
tale statura, la
commozione
diventa
palpabile.
Ambrogio Maestri
è un Amonasro
dalla linea
vocale non
propriamente
immacolata, ma
almeno ha dalla
sua un
tonnellaggio
vocale che gli
consente di
delineare un
personaggio
tutto sommato
convincente,
nella sua
maestosità.
Spiace non poter
affermare lo
stesso per
Tichina Vaughn
(Amneris) e
Giorgio Surian
(Ramfis), le cui
voci troppo
spesso
faticavano ad
arrivare alle
gradinate.
Lo spettacolo di
De Bosio,
"rievocazione
dell' Aida del
1913" è quanto
di più
"areniano" si
possa
immaginare:
scene sfarzose,
movimenti
minimali,
recitazione d'
antan: mi piace
l' idea di
questa Aida che,
come in un
vecchio
fotogramma in
bianconero va
aggrappandosi a
qualsiasi cosa
gli capiti a
tiro, sia suo
padre, un
braciere o una
palma...
Dirigeva, con la
consueta
pesantezza,
Daniel Oren,
beniamino delle
estati veronesi.
Joseph Calanca:
OPERA FORUM
INTERNET - 24
Giugno 2009
AIDA di Giuseppe
Verdi. Arena di
Verona.
Daniela Dessì
ha aperto la
teoria di
soprani - ben 4
- che vestiranno
i panni della
principessa
etiope in questo
87mo festival,
offrendo una
coinvolgente
interpretazione
del ruolo,
drammaticamente
vibrante,
vocalmente ricco
di preziositˆ.
Con lei, il
tenore Fabio
Armiliato,
quale Radames
appassionato ed
eroico, incisivo
nel fraseggio.
Emozionante la
direzione di
Daniel Oren, che
con la sua
bacchetta
galvanizza
lÕorchestra
della
Fondazione.
Franca
Barbuggiani:
LÕADIGE Ð 26
Giugno 2009